Minorenne venduta dalla madre, scatta l’arresto | Sposata e picchiata: l’incubo emerge solo ora
Arrestato il marito 25enne di una 14enne, venduta dalla madre e vittima di violenze. La sua difesa in tribunale apre scenari inquietanti sulla vicenda.
La vicenda che emerge dai fatti di Ferrara è di quelle che scuotono le coscienze, rivelando strati di profonda violenza e vulnerabilità. Un uomo di 25 anni è finito in manette, accusato di aver ripetutamente picchiato e abusato della sua “sposa-bambina”, una ragazza di appena 14 anni, di origini macedoni, che sarebbe stata venduta dalla madre tramite un intermediario. Un racconto che lascia attoniti e che solleva interrogativi su un sistema di sfruttamento e prevaricazione. Notizie come queste gettano un’ombra inquietante sulla tutela dei diritti dei minori in contesti di vulnerabilità estrema.
Di fronte al giudice per le indagini preliminari, il giovane ha tentato di difendersi con una dichiarazione che, se confermata, delineerebbe un quadro ancora più complesso: “Non sapevo avesse 14 anni”. L’arrestato, originario di Foggia ma con origini bosniache, avrebbe sostenuto di essere convinto che la minore fosse prossima a raggiungere la maggiore età, ignorando la sua reale e drammatica condizione di bambina. Un quadro desolante, che le autorità stanno cercando di ricostruire con la massima attenzione per assicurare piena giustizia alla giovane vittima. I Carabinieri di Ferrara lo hanno fermato per accuse gravissime: lesioni, maltrattamenti e violenza sessuale, reati che dipingono una realtà di abusi continui e inaccettabili.
Sviluppi dell’indagine e il ruolo della famiglia
Sviluppi dell’indagine: la famiglia riveste un ruolo cruciale.
Le indagini proseguono a ritmo serrato per fare piena luce su ogni dettaglio di questa storia agghiacciante. Il giudice per le indagini preliminari, Marco Peraro, ha convalidato l’arresto del 25enne, disponendo per lui la custodia cautelare in carcere, in linea con la richiesta del pubblico ministero Stefano Longhi. Questo primo passo giudiziario sottolinea la gravità delle accuse e la necessità di tutelare la vittima e garantire giustizia, inviando un segnale forte contro tali abusi.
Nuovi e inquietanti particolari sono emersi sul passato della 14enne. La giovane, giunta in Puglia lo scorso novembre insieme alla madre, sarebbe stata qui data in sposa e venduta dalla genitrice stessa, attraverso la mediazione di un’altra persona, al 25enne. Un vero e proprio commercio di esseri umani, che vede una madre come carnefice e la propria figlia come merce di scambio. Una dinamica familiare disfunzionale e criminale che evidenzia la fragilità delle vittime e la crudeltà dei carnefici. Il matrimonio, pur non essendo mai stato formalizzato legalmente, sarebbe stato “celebrato” ad Ascoli, dove la ragazza avrebbe vissuto con i genitori dell’uomo prima del suo ricovero in un reparto psichiatrico, un dettaglio che suggerisce il profondo trauma subito.
L’avvocata Marinella Razzè, che difende il 25enne, ha ritenuto opportuno richiedere una “valutazione psichiatrica” per il suo assistito, un elemento che potrebbe aggiungere ulteriori sfumature a un caso già intricato, cercando di comprendere le dinamiche psicologiche dietro un comportamento così efferato e le sue possibili implicazioni sulla capacità di intendere e di volere.
La fuga e il ritrovamento: una storia di violenza inaudita
La terribile vicenda è venuta alla luce grazie alla prontezza di una donna. La sera di sabato scorso, 10 gennaio, i Carabinieri sono stati allertati dopo che la 14enne è stata avvistata correre scalza per strada, il suo volto segnato in modo inequivocabile dalle violenze subite. Un’immagine straziante, quella di una bambina costretta a fuggire dalla sua presunta casa per sottrarsi a un destino di abusi e violenze che sembravano non avere fine.
Sembra che la coppia fosse giunta a Ferrara solo pochi giorni prima del tragico epilogo. La fuga della minore era la conseguenza diretta di una violenta lite, durante la quale il 25enne l’avrebbe aggredita e picchiata. Un ennesimo episodio di brutalità che ha spinto la ragazzina a cercare disperatamente aiuto, trovandolo per fortuna in una società ancora capace di indignarsi e intervenire, grazie alla segnalazione provvidenziale di una cittadina. Dopo l’intervento delle forze dell’ordine e il fermo del giovane, la 14enne è stata immediatamente trasportata all’ospedale di Cona per ricevere le cure necessarie, per poi essere dimessa e affidata al Pronto intervento sociale.
Questa storia solleva un velo su realtà sommerse, dove minori innocenti sono vittime di tradizioni distorte e di logiche di sfruttamento. È un monito sulla necessità di una vigilanza costante e di interventi tempestivi per proteggere i più deboli da violenze fisiche e psicologiche che possono segnare un’intera esistenza. La giustizia farà il suo corso, ma la ferita inferta a questa bambina resterà a lungo, simbolo di un’ingiustizia profondamente radicata che richiede una riflessione collettiva e azioni concrete di prevenzione.