Reddito di cittadinanza, adesso incide sulle pensioni | Assegni ridotti fin da subito: non pagano più nessuno
Le pensioni di invalidità aumentano, specialmente al Sud, dopo la fine del Reddito di cittadinanza. Una coincidenza che rivela una realtà socio-economica complessa in Italia.
Un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre evidenzia come, tra il 2020 e il 2024, le pensioni di invalidità previdenziali siano diminuite del 14,5%, al contrario di quelle civili che sono aumentate del 7,4%. Questa accelerazione si è manifestata in modo evidente nel biennio 2022–2024, un periodo che coincide temporalmente con la graduale cancellazione del Reddito di cittadinanza, introdotta dal Governo Meloni nel corso del 2023.
Mentre il Reddito di cittadinanza mirava al contrasto della povertà e all’inclusione lavorativa, le pensioni di invalidità civile sono pensate per tutelare individui con menomazioni fisiche o psichiche certificate. La cessazione del sussidio ha lasciato scoperte diverse fasce sociali vulnerabili, spesso caratterizzate da bassa occupabilità e difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro. Oggi, al suo posto, sono state introdotte misure come l’Assegno di Inclusione (Adi) e il Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl), le quali presentano requisiti e controlli più stringenti. Sebbene sia difficile stabilire una correlazione diretta per la mancanza di dati comparabili, il sospetto che l’interruzione del Reddito abbia spinto una parte della domanda verso l’invalidità civile rimane, soprattutto in determinate aree del Paese.
Il divario tra nord e sud: dove l’invalidità civile è più diffusa
Il divario Nord-Sud nell’invalidità civile: la mappa della maggiore diffusione in Italia.
Il fenomeno dell’aumento delle pensioni di invalidità civile rivela una marcata disomogeneità geografica, con il Mezzogiorno che emerge come area più colpita. Tra il 2020 e il 2024, il Sud Italia ha registrato un incremento dell’8,4% in queste prestazioni, equivalenti a quasi 125.000 pensioni aggiuntive. Un dato ancora più significativo emerge confrontando la popolazione: pur ospitando 19,7 milioni di abitanti contro i 26,3 milioni del Nord, il Mezzogiorno conta circa 500.000 invalidi civili in più. Questa asimmetria solleva interrogativi profondi, considerando le condizioni socioeconomiche più fragili, i tassi di disoccupazione elevati e la diffusa economia sommersa che caratterizzano il Sud.
L’incidenza delle prestazioni di invalidità ogni 100 abitanti mostra chiari divari regionali e provinciali. Tra le dieci città con la maggiore percentuale, troviamo prevalentemente centri del Sud: Reggio Calabria (14,99%), Lecce (14,24%) e Crotone (13,88%) guidano la classifica. Al contrario, le città con il minor numero di prestazioni sono concentrate nel Nord, con Prato (3,89%), Firenze (4,12%) e Trieste (4,39%) agli ultimi posti.
A livello regionale, la Calabria si posiziona al primo posto con un’incidenza del 13,2% sul totale degli abitanti, seguita da Puglia (11,6%), Umbria (11,3%) e Sardegna (10,7%). Le regioni con le percentuali più basse sono Lombardia, Veneto e Piemonte, tutte attestate al 5,1%, a riprova di un profondo squilibrio territoriale che richiede attenzione e analisi mirate.
Il costo delle pensioni di invalidità per le casse dello stato
Il costo delle pensioni di invalidità pesa sulle casse dello Stato.
L’aumento costante delle pensioni di invalidità ha un impatto significativo sulle finanze pubbliche. Nel 2024, la spesa complessiva stimata per queste prestazioni ha raggiunto i 34 miliardi di euro, di cui ben 21 miliardi sono stati destinati alle sole pensioni civili. Una percentuale cospicua di questa spesa, precisamente il 46,6%, si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, riflettendo la maggiore incidenza di invalidità in queste aree.
A livello regionale, la Campania si distingue per l’esborso più elevato, con 2,73 miliardi di euro annui. Seguono la Lombardia con 2,67 miliardi e il Lazio con 2,38 miliardi, evidenziando come anche le regioni più popolose del Nord e del Centro contribuiscano in modo sostanzioso alla spesa totale. Nonostante le differenze regionali nell’incidenza e nella spesa complessiva, l’importo medio mensile percepito a livello nazionale si mantiene relativamente uniforme, attestandosi intorno ai 501 euro.
Questo quadro complesso evidenzia la necessità di monitorare attentamente l’evoluzione del sistema pensionistico di invalidità, soprattutto in relazione ai cambiamenti nelle politiche di welfare e alle dinamiche socio-demografiche del Paese. La tutela dei soggetti più fragili rimane una priorità, ma la sostenibilità economica del sistema richiede una gestione oculata e strategica, in grado di bilanciare le esigenze di assistenza con la capacità di spesa dello Stato, mantenendo un’attenzione costante sulle aree del Paese più vulnerabili e sulle potenziali implicazioni di riforme future.