È ufficiale, non c’era solo Alberto Stasi, il delitto Garlasco fa luce sul complice | La ricostruzione ora trema
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco torna a far discutere. Nuove analisi e indizi riaprono il dibattito sulla presenza di altre persone sulla scena del crimine.
alberto-stasi-chiara-poggi-garlasco-assowebtv-1200x720
Indizi inediti: più di una persona sulla scena?
Scena al microscopio: indizi inediti suggeriscono la presenza di più persone.
Le nuove analisi si concentrano in particolare sulla scena del crimine, dove alcuni elementi potrebbero suggerire una dinamica molto diversa da quella finora accettata. Tra gli indizi che hanno riacceso i dubbi, la presenza in cucina di più cucchiaini sporchi di yogurt e diverse sedie spostate. Questi particolari, secondo alcuni esperti, difficilmente si conciliano con l’idea che solo Chiara e il suo assassino fossero presenti.
Oltre a questi dettagli, sul tavolo della cucina sarebbero state rinvenute palline di carta e un fazzoletto stropicciato, materiali sui quali, a quanto pare, non è mai stato eseguito il test del DNA. Un ulteriore elemento di incertezza è un’impronta di scarpa, diversa da quelle già repertate e analizzate, trovata vicino ai gradini delle scale interne. Tuttavia, queste ipotesi sono state messe in discussione. Dario Redaelli, consulente della famiglia Poggi, ha suggerito che Chiara avrebbe potuto consumare due yogurt in momenti differenti, usando semplicemente due cucchiaini diversi. Per Redaelli, la dinamica iniziale dell’aggressione, avvenuta in cucina, resta invece un punto fermo, avvalorata dalla posizione delle ciabatte della ragazza, come se avesse tentato una fuga improvvisa.
Le ombre sulla gestione dei reperti

Le ombre gettano luce sulle criticità della gestione dei reperti.
Al di là delle ipotesi sulla dinamica, un altro fronte di discussione riguarda la gestione dei reperti raccolti all’epoca dell’omicidio. Il genetista Pasquale Linarello ha sollevato seri dubbi su una serie di criticità procedurali e su materiali che, pur essendo visibili nelle fotografie iniziali della scena del crimine, non sarebbero mai entrati formalmente nel circuito delle analisi scientifiche.
La frase “che io sappia non credo che ci siano più i capelli fotografati”, pronunciata da Linarello, riassume uno dei punti più controversi. Sembra che parte del materiale documentato visivamente nelle prime fasi investigative non sia mai stato repertato o analizzato a fondo, alimentando interrogativi sulle possibili perdite di prove e su quanto questo possa aver influenzato l’accertamento definitivo dei fatti. Questa circostanza suggerisce che elementi potenzialmente cruciali per la verità potrebbero essere stati trascurati o smarriti, lasciando irrisolti interrogativi fondamentali.
Così, mentre il caso Garlasco rimane formalmente chiuso dal punto di vista giudiziario, la persistenza di questi interrogativi e l’emergere di nuovi dettagli continuano a riaccendere il dibattito. Tra ipotesi alternative, reperti mancanti e una scena del crimine ancora oggetto di discussione, l’omicidio di Chiara Poggi si conferma uno dei misteri più complessi e irrisolti della cronaca nera italiana.
