Omicidio Torzullo, la telefonata è arrivata nel cuore della notte: ecco chi è il complice di Carlomagno
Nuovi dettagli sconvolgenti nell’omicidio Torzullo. Una telefonata notturna di Claudio Carlomagno, subito dopo il delitto, riaccende l’ipotesi di un complice. Cosa nasconde quella conversazione?
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La fredda cronaca di un delitto si arricchisce di un elemento che potrebbe riscrivere l’intera indagine: una chiamata misteriosa, avvenuta nel cuore della notte, poche ore dopo l’omicidio di Federica Torzullo. Gli inquirenti concentrano ora ogni sforzo su questa conversazione telefonica, che Claudio Carlomagno, marito della vittima e principale sospettato, avrebbe effettuato o ricevuto tra l’8 e il 9 gennaio. Un dettaglio emerso a distanza di giorni che, secondo gli investigatori, potrebbe svelare la presenza di un complice insospettabile, fornendo nuove chiavi di lettura a un caso già denso di ombre e interrogativi. La domanda che assilla gli investigatori è chi si celasse dietro a quell’interlocutore notturno e quale ruolo abbia avuto nella tragica vicenda.
Le prove silenziose: cosa dicono i cellulari
Cosa dicono i cellulari: tracce e dati svelano prove cruciali per le indagini.
Con il passare delle settimane, l’ipotesi che Carlomagno non abbia agito da solo guadagna sempre più forza tra gli investigatori. L’attenzione della procura di Civitavecchia si concentra ora sulla memoria di tre telefoni cellulari: quello dell’indagato e quelli dei suoi genitori, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno. Un doppio suicidio, quello dei genitori, le cui circostanze rimangono avvolte nel mistero, con messaggi d’addio che sono ora sotto la lente d’ingrandimento. Ogni dato, ogni chat, ogni chiamata registrata potrebbe celare il tassello mancante per ricostruire le ore successive al delitto. Gli inquirenti sono convinti che quella breve, forse cancellata, conversazione telefonica notturna non sia stata affatto casuale. Potrebbe aver fornito a Carlomagno indicazioni operative cruciali per le fasi successive all’omicidio: dall’eliminazione delle tracce all’occultamento del corpo, fino alla macabra messinscena della scomparsa di Federica.
La versione dei fatti fornita da Carlomagno, che colloca il delitto alle 6.30 del mattino, è stata messa seriamente in discussione dalle prime analisi. L’analisi forense del suo cellulare e le conclusioni medico-legali suggeriscono un orario antecedente, minando ulteriormente la sua credibilità e la coerenza del suo racconto. “Non è possibile che abbia fatto tutto in 45 minuti”, ha sentenziato il procuratore capo Alberto Liguori, una dichiarazione che sottolinea l’impossibilità fisica di compiere azioni così complesse e dispendiose in un lasso di tempo così ristretto e solitario. Questa affermazione rafforza ulteriormente l’idea di un supporto esterno, almeno nella fase immediatamente successiva all’uccisione di Federica, portando a galla la necessità di individuare chi possa aver offerto tale appoggio.
Il nodo del movente e le domande senza risposta
Il nodo del movente e domande senza risposta: l’enigma persiste.
Nonostante le indagini avanzino, il movente dell’omicidio di Federica Torzullo resta un capitolo tutt’altro che chiuso e delineato. Carlomagno ha parlato del timore di perdere il figlio dopo la separazione, un’affermazione che ha cercato di motivare il suo gesto, ma questa ricostruzione è stata categoricamente smentita dai familiari della vittima. “Lo stimava come padre, non gli avrebbe mai impedito di vedere il bambino”, hanno dichiarato, aggiungendo un ulteriore strato di complessità e contraddizione alla vicenda. Sullo sfondo, emerge anche una relazione extraconiugale della vittima, che Carlomagno avrebbe scoperto pochi giorni prima del delitto, un dettaglio inizialmente taciuto e poi ammesso. Questi elementi, seppur gravi e potenzialmente scatenanti, non sembrano da soli giustificare la brutalità dell’atto, né la meticolosa organizzazione post-omicidio, che ha richiesto un notevole sforzo per nascondere il corpo e simulare la scomparsa.
Ora, l’attenzione ritorna prepotentemente su quella telefonata nella notte, il punto focale attorno al quale ruotano molte delle ipotesi. A chi ha parlato Carlomagno in quelle ore decisive? Ha chiesto aiuto per gestire la situazione disperata in cui si trovava, o piuttosto ha ricevuto istruzioni precise su come agire, cosa dire e come depistare le indagini? La natura esatta della conversazione è il vero enigma da sciogliere, un tassello fondamentale che potrebbe svelare il coinvolgimento di altre persone. Le risposte, ancora una volta, sono probabilmente custodite nei meandri digitali dei telefoni sequestrati, in attesa che la tecnologia forense e la tenacia degli investigatori riescano a svelare la verità dietro il velo del mistero, portando finalmente alla luce l’eventuale ruolo di un terzo incomodo in questo tragico omicidio che continua a tenere col fiato sospeso l’opinione pubblica.
