Omicidio Federica Torzullo, Carlomagno non ha raccontato la verità | I rilievi raccontano un’altra storia
Il caso di Federica Torzullo si complica con nuove prove e dubbi. Scopri come dettagli cruciali mettono in discussione la versione del marito.
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La versione fornita dal marito, Claudio Carlomagno, attualmente detenuto con l’accusa di femminicidio, presenta ancora zone d’ombra significative che mettono in discussione la sua ricostruzione dei fatti. Ogni nuovo sopralluogo aggiunge tasselli a un puzzle che appare sempre più complesso, alimentando il sospetto che dietro alla tragica fine di Federica possa esserci una verità diversa da quella finora delineata.
Le indagini si sono concentrate in particolare sugli spazi e sui percorsi all’interno della proprietà, evidenziando un dettaglio che potrebbe rivelarsi cruciale: il varco tra l’abitazione e il giardino, parzialmente ostruito, misura meno di 30 centimetri. Una distanza che, secondo gli investigatori e l’avvocato Carlo Mastropaolo, legale della sorella della vittima, rende estremamente difficile ipotizzare lo spostamento del corpo da parte di una sola persona. Questo elemento solleva perplessità non indifferenti e apre uno spiraglio all’ipotesi di una possibile complicità nelle fasi successive al delitto, uno scenario che la procura di Civitavecchia, guidata dal procuratore capo Alberto Liguori, non intende escludere.
Tempistiche e luoghi sotto la lente d’ingrandimento
Sotto la lente d’ingrandimento: un’analisi approfondita di tempi e luoghi cruciali.
Le tempistiche dichiarate dall’indagato rimangono un punto debole nella sua narrazione. Carlomagno ha sostenuto di aver ucciso Federica intorno alle 6:30 del 9 gennaio, colpendola con almeno 23 coltellate nel bagno di casa. Tuttavia, i residui di cibo rinvenuti nello stomaco della vittima suggeriscono un orario del decesso molto diverso, forse collocabile nella notte precedente. Una discordanza temporale che alimenta i dubbi e spinge gli inquirenti a cercare conferme altrove.
In questo contesto, l’analisi dei dati della “scatola nera” della Kia di Carlomagno assume un’importanza decisiva. Questo dispositivo registra spostamenti, soste e aperture degli sportelli, fornendo una traccia digitale imprescindibile per ricostruire con esattezza i movimenti dell’uomo e verificare la compatibilità con la sua versione. Le verifiche non si limitano alla residenza della coppia ma si estendono anche all’azienda di movimento terra di proprietà di Carlomagno, dove il corpo di Federica è stato brutalmente sepolto. L’autopsia ha rivelato fratture da schiacciamento compatibili con l’uso di un escavatore per scavare una fossa profonda circa due metri, nella quale il cadavere, ritrovato completamente nudo, era stato occultato. Un quadro di violenza che si aggrava con ogni nuova scoperta.
Zone d’ombra e il dramma parallelo
Nelle zone d’ombra affiora il dramma parallelo, spesso invisibile ma potente.
Un altro tassello mancante in questa intricata vicenda è l’arma del delitto. Il coltello, nonostante le accurate ricerche nel corso d’acqua indicato da Carlomagno e i controlli nell’azienda, non è stato ancora ritrovato. La sua assenza aggiunge un ulteriore velo di mistero e rende più complessa la chiusura del cerchio investigativo su uno degli aspetti più cruenti dell’omicidio.
Parallelamente, un dramma familiare si è consumato con la tragica morte dei genitori dell’indagato, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, che si sono tolti la vita. Su questo episodio è stato aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, indispensabile per consentire gli accertamenti autoptici e approfondire alcuni post e messaggi comparsi sui social media. Sebbene al momento non abbiano trovato riscontri investigativi diretti con l’omicidio di Federica, questi elementi vengono esaminati con attenzione per comprendere appieno il contesto e le dinamiche che hanno avvolto la famiglia Carlomagno in un vortice di tragedie e segreti irrisolti. Il caso Federica Torzullo, dunque, continua a svelare inquietanti verità, in un’indagine che non lascia nulla al caso.
