Assegni di mantenimento, arriva lo stop definitivo | Da questo mese non ti arriva un euro
La Cassazione ha chiarito: chi riceve l’assegno di mantenimento rischia di perderlo se non dichiara una nuova occupazione. Le prove? Anche quelle di un investigatore privato.
Eppure, in un panorama legale in costante evoluzione, quella certezza potrebbe vacillare più facilmente di quanto si pensi. La Corte di Cassazione ha recentemente tracciato una linea netta, introducendo un elemento di forte preoccupazione per chi percepisce il sostegno economico dall’ex coniuge. Non si tratta più solo di un mero accordo tra le parti o di una sentenza inappellabile; nuove dinamiche possono portare a una revoca inattesa, mettendo a rischio la stabilità economica conquistata. C’è un’ombra che si allunga su chi riceve l’assegno, un monito chiaro: il diritto al mantenimento non è automatico e, soprattutto, non è irrevocabile se le condizioni che lo hanno generato subiscono delle modifiche sostanziali. Questo nuovo orientamento giudiziario impone una maggiore attenzione e, forse, una dose di inquietudine: cosa potrebbe farvi perdere il vostro assegno, anche senza un cambiamento palese delle vostre abitudini? La risposta risiede in una serie di comportamenti che, se non dichiarati, possono avere conseguenze gravi e impreviste.
Il principio della Cassazione: lavorare in silenzio costa caro
La Cassazione insegna: tacere in giudizio comporta costi elevati.
La Suprema Corte è stata chiara: chi percepisce l’assegno di mantenimento e intraprende un’attività lavorativa senza comunicarlo all’ex coniuge, omettendo di dichiarare la propria nuova autonomia economica, perde il diritto a tale sostegno. Il principio, ribadito con l’ordinanza n. 617 del 2026, sottolinea come l’assegno non sia un diritto acquisito a vita legato al matrimonio, ma una misura assistenziale legata a uno specifico stato di bisogno. Se questo stato di bisogno viene meno, anche grazie a un’occupazione, viene meno la sua ragione d’essere. La giurisprudenza ha voluto porre l’accento sulla trasparenza e sulla correttezza nelle relazioni post-matrimoniali, sanzionando chi tenta di celare la propria reale situazione economica. Non importa se l’attività sia formalizzata con un contratto o meno: è sufficiente che vi sia un impegno concreto e continuativo nel mondo del lavoro, capace di generare un reddito. Sebbene l’ex coniuge sia tenuto a supportare economicamente chi non è autonomo, questo obbligo cessa quando l’altra parte raggiunge la propria autosufficienza.
Le indagini investigative come prova determinante
Indagini investigative: la prova determinante per la verità e la giustizia.
Un aspetto centrale e di grande impatto di questa pronuncia riguarda il valore probatorio delle indagini svolte da investigatori privati. La Cassazione ha attribuito piena validità a queste prove, a patto che siano supportate dalla testimonianza diretta dell’investigatore in tribunale. Ciò significa che fotografie, appostamenti, pedinamenti e relazioni dettagliate non sono meri indizi, ma possono diventare elementi decisivi per dimostrare la contraddizione tra lo stato di bisogno dichiarato e la reale situazione economica. L’investigatore, prestando giuramento in aula, trasforma gli elementi raccolti in una prova solida e verificabile, offrendo una ricostruzione puntuale di fatti, giorni, orari e comportamenti. Questo orientamento legale implica che chi riceve l’assegno di mantenimento deve essere consapevole che la propria condotta può essere oggetto di verifica e che l’occultamento di una nuova attività lavorativa, anche informale, può essere smascherato efficacemente. La decisione della Corte impone quindi un’ulteriore, significativa dose di responsabilità: la trasparenza non è più una scelta, ma una necessità per non incorrere nel rischio concreto di perdere il sostegno economico.
