Ha sbagliato numero, sono morti tutti | Tragedia in Italia: intera famiglia trovata morta
Un errore di un numero civico ha trasformato una chiamata di soccorso in una tragedia: scopri come una famiglia è stata sopraffatta dal monossido di carbonio e il disperato tentativo di salvezza.
Una famiglia intera – Hajdar di 22 anni, sua sorella Xhesika di 15, e i genitori Arti e Jonida – è stata sopraffatta in un lampo da un nemico invisibile e inodore: il monossido di carbonio. Una telefonata al 112, un estremo tentativo di salvezza, si è trasformata in un grido d’aiuto interrotto, forse vanificato da un dettaglio che si è rivelato catastrofico.
Mentre la famiglia cadeva vittima dell’intossicazione, Hajdar, in un ultimo barlume di lucidità, riusciva a digitare il numero di emergenza. La sua voce, rotta dalla preoccupazione per la sorella già priva di sensi, descriveva un malessere inspiegabile che stava rapidamente inghiottendo tutti. Ma in quel momento critico, sotto l’effetto devastante del gas, un numero civico veniva pronunciato male. Un semplice scambio di cifre, un 168 al posto di un 186, ha innescato una reazione a catena che avrebbe avuto conseguenze irreversibili, trasformando una corsa contro il tempo in una disperata ricerca nel buio.
L’attesa straziante e il soccorso rallentato
L’agonia dell’attesa si scontra con la lenta risposta dei soccorsi.
Alle 19:58 la richiesta d’aiuto di Hajdar giungeva alla centrale operativa. Ma l’ambulanza, cruciale per salvare vite in situazioni di avvelenamento da monossido, è arrivata solo intorno alle 21:45. Un lasso di tempo interminabile, quasi due ore, durante il quale il destino della famiglia Kola si è tragicamente compiuto. Il personale di soccorso, agendo sulla base dell’indirizzo errato, ha tentato invano di raggiungere il civico 168 di via Galgani. Ogni minuto di ricerca infruttuosa significava ossigeno in meno per i polmoni di Arti, Jonida, Hajdar e Xhesika, ormai indifesi di fronte al gas letale.
I tentativi di richiamare il telefono di Hajdar per geolocalizzarlo si sono scontrati con il silenzio, poiché anche lui, dopo aver pronunciato l’indirizzo sbagliato, aveva perso conoscenza. La situazione ha richiesto l’intervento dei Carabinieri e il coinvolgimento del fratello del capofamiglia, Turim Kola, che abitava nelle vicinanze. Una serie di concause ha trasformato un errore di un numero in un ritardo fatale, spegnendo ogni speranza di intervento tempestivo.
Il peso del rimorso e una tragedia evitabile
Il peso schiacciante del rimorso per una tragedia che si poteva evitare.
Quando finalmente i soccorsi hanno raggiunto il civico esatto, la scena era già muta e immobile. Turim Kola, zio dei ragazzi, è stato tra i primi ad arrivare, accompagnando i Carabinieri. Ma anche lui, entrando in quella casa satura di monossido, è caduto vittima dell’intossicazione, svenendo e finendo ricoverato in ospedale. Uscito dalla degenza, il suo cuore è stato lacerato da un profondo senso di colpa. «Non sono riuscito a salvarli, non sono riuscito a salvarli», ha ripetuto, un eco doloroso che risuona nelle parole riportate dal Corriere della Sera.
La tragedia di Porcari non è solo la storia di un errore sfortunato, ma anche un crudo monito sulla rapidità e la ferocia del monossido di carbonio e sull’importanza di ogni singolo dettaglio in un’emergenza. L’accaduto riapre il dibattito sulla prevenzione e sulla necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi di questo gas silenzioso, spesso sottovalutato, la cui presenza può trasformare un’abitazione in una trappola mortale in pochi minuti, sottolineando come la conoscenza e la preparazione possano fare la differenza tra la vita e la morte.
