ULTIM’ORA Omicidio Torzullo, è accaduto poco prima di essere ammazzata | La sequenza ribalta il quadro all’improvviso
Il caso Federica Torzullo: un dramma celato. Scopri la verità dietro un sorriso di facciata e le decisioni che hanno scosso il suo destino, portando a un epilogo sconvolgente.
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Un sorriso spesso le illuminava il volto, celando però un profondo disagio interiore e una crescente inquietudine. Per anni, la sua esistenza era stata una prigione emotiva, fatta di silenzi e compromessi non detti. Dal 2019, la sua relazione con il marito, Claudio Carlomagno, 44 anni, titolare di una ditta di scavi, era precipitata in una crisi irreversibile. Vivevano da separati in casa, condividendo lo stesso tetto ma non più l’intimità, né il letto. Era una convivenza forzata, una maschera indossata quotidianamente per tutelare il figlio Mattia, di soli 10 anni. Federica sentiva il peso di un “periodo buio”, un’ombra che avvolgeva le sue giornate, eppure, per il bene del bambino, aveva mantenuto la facciata di una normalità ormai frantumata. La sorella Stefania, in un momento di dolore, avrebbe poi ricordato quel suo coraggioso ma straziante atteggiamento: “Anche quando dentro di te tutto era cupo”. Una situazione insostenibile che, giorno dopo giorno, erodeva l’anima di una donna che desiderava ardentemente riprendere in mano le redini della propria vita. Le dinamiche di quel rapporto logoro erano, infatti, ben più complesse e subdole di quanto apparisse all’esterno, intessute di controllo e maltrattamenti psicologici.
La decisione che sigillò un destino
Una decisione epocale che ha tracciato il corso di un destino ineluttabile.
La svolta decisiva, quella che avrebbe tragicamente segnato il suo destino, è arrivata quando Federica ha trovato il coraggio di dire basta e di pianificare la sua fuga da quella realtà opprimente. Nonostante avesse intrapreso una nuova relazione nel 2022, la presenza del figlio era rimasta la sua priorità assoluta, spingendola a rimanere sotto lo stesso tetto. Ma le sue esigenze personali e la sua determinazione a ricostruire una vita autentica e serena erano diventate irrinunciabili. Aveva elaborato un piano preciso e meticoloso: imporre l’alternanza nella villetta di via Costantino, ad Anguillara Sabazia, permettendo al figlio di non sradicarsi dal suo ambiente, per poi partire, il 9 gennaio 2026, per un viaggio in Basilicata. Al suo ritorno, la decisione era irrevocabile e ben definita: trasferirsi definitivamente dai suoi genitori. Inoltre, il 12 gennaio era fissato un appuntamento cruciale con l’avvocato, l’inizio formale e inequivocabile della separazione giudiziale. Una mossa che per Claudio Carlomagno avrebbe significato perdere non solo la moglie, ma anche la quotidianità con il figlio, su cui basava gran parte della sua stabilità emotiva e del suo controllo. Questa prospettiva, lo stravolgimento profondo dei suoi equilibri, si è rivelata intollerabile per l’uomo, trasformando il desiderio di libertà di Federica in un innesco per una violenza inaudita e premeditata.
L’epilogo sconvolgente e la verità emersa
La verità emersa dall’epilogo sconvolgente della vicenda.
La notte tra l’8 e il 9 gennaio 2026 è stata l’ultima occasione per Carlomagno di agire indisturbato, prima che Federica lasciasse definitivamente la loro casa e la sua vita precedente. Ciò che accadde in quelle ore rimane un orrore indicibile. Per dieci lunghi giorni, Federica è sparita nel nulla, mentre le ricerche si intensificavano, alimentando ansia e terribili sospetti. Il 18 gennaio, l’agghiacciante scoperta ha posto fine a ogni speranza: il suo corpo, avvolto in un tappeto, sepolto a circa due metri di profondità nel terreno dell’azienda familiare del marito. Di fronte all’evidenza schiacciante, Claudio Carlomagno ha confessato l’omicidio: ventitré coltellate, molte al volto e al collo, un atto di brutalità efferata, seguito dall’occultamento del cadavere. Il GIP ha messo in luce il movente, una disperata incapacità di accettare la fine del matrimonio e l’autonomia della moglie. “Vedendo nella decisione della moglie di andare via la causa di uno sconvolgimento del proprio progetto di vita, ha agito eliminandola,” si legge negli atti giudiziari. La Procura di Civitavecchia ha contestato il reato di femminicidio, introdotto di recente e punito con l’ergastolo, specialmente in presenza di aggravanti come i maltrattamenti pregressi, che secondo gli inquirenti, Federica subiva da tempo, tra controllo ossessivo e limitazione della sua autonomia. La sua ricerca di libertà si è conclusa in un modo tragico e irreparabile, lasciando dietro di sé una scia di dolore e interrogativi.
