“Ha ucciso Chiara Poggi”, la confessione spiazza tutti: intercettazione che lascia pochi dubbi | Azione immediata

Un’intercettazione inedita riapre il caso Garlasco. La madre di Chiara Poggi parla di un biglietto al cimitero che nominerebbe il killer. Un dettaglio sconvolgente.

“Ha ucciso Chiara Poggi”, la confessione spiazza tutti: intercettazione che lascia pochi dubbi | Azione immediata

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Il delitto di Garlasco, una ferita mai rimarginata nella cronaca nera italiana, torna prepotentemente al centro dell’attenzione con un dettaglio a dir poco inquietante.

Anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, emerge una rivelazione che getta nuove, profonde ombre sull’indagine, o forse, apre a una verità rimasta celata troppo a lungo. La vicenda ruota attorno a un misterioso biglietto, trovato nel cimitero, e a un’intercettazione telefonica che ne rivela l’esistenza e il contenuto.

Questo nuovo elemento, portato all’attenzione del pubblico dall’astrofisica e scrittrice Maria Conversano attraverso il suo canale YouTube, ha scosso l’opinione pubblica, riaccendendo il dibattito su uno dei casi più controversi del nostro Paese. La promessa di un nome, seppur non completo, scritto su un foglio anonimo, riapre interrogativi mai sopiti e alimenta la preoccupazione che la giustizia possa non aver ancora tracciato il suo corso definitivo. Cosa si nasconde dietro questa frammento di informazione, emersa così tardi?

Il misterioso biglietto e l’intercettazione rivelatrice

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Biglietto misterioso e intercettazione rivelatrice: la svolta di un caso intricato.

 

Il cuore di questa nuova svolta risiede in un’intercettazione di una telefonata risalente all’8 ottobre 2007, durata circa quindici minuti. I protagonisti sono Rita Preda, madre della vittima Chiara Poggi, e l’avvocato Gian Luigi Tizzoni. In questa conversazione, la signora Preda racconta di un ritrovamento avvenuto pochi giorni prima, nel cimitero di Garlasco: un biglietto anonimo infilato nella porta della cappella di famiglia.

Il messaggio, scritto in stampatello su un foglio a quadretti, conteneva una frase che ha il potere di sconvolgere l’intera narrazione processuale: “A uccidere è stato Marco”. Un’affermazione perentoria, eppure priva di un cognome, lasciando così aperta ogni possibile interpretazione sull’identità di questo individuo. Rita Preda riferisce all’avvocato di aver già consegnato il misterioso biglietto al “capitano”, probabilmente il Capitano Cassese, all’epoca impegnato nelle indagini. La conversazione sottolinea l’importanza di questo frammento di prova, potenzialmente cruciale ma finora rimasto nell’ombra, che meriterebbe un’attenta rianalisi.

Chi è il “Marco” menzionato e le implicazioni

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Sveliamo chi è Marco: l’uomo al centro di importanti implicazioni.

 

La domanda che immediatamente sorge è: chi è il “Marco” menzionato nel biglietto? L’intercettazione rivela che Rita Preda non fornisce il cognome, ribadendo che il messaggio anonimo si limitava al solo nome. Durante la conversazione, l’avvocato Tizzoni avrebbe fatto il nome di un amico di Alberto Stasi che portava lo stesso nome, alimentando ulteriori dubbi e piste investigative.

La madre di Chiara, evidentemente sconvolta dal ritrovamento, esprime tutta la sua angoscia: “Io sto tremando adesso“, confida. La sua riflessione si sposta rapidamente sulle indagini, in un periodo in cui Alberto Stasi era già stato incarcerato e poi liberato. “Se non ci sono impronte di estranei, comunque vada, si fa veramente dura per Stasi dimostrare che non è lui”, aggiunge Preda, mostrando la consapevolezza della complessità del quadro probatorio. Mentre il caso continua a suscitare interesse, anche grazie ad annunci di nuove rivelazioni da parte di figure come Massimo Lovati, la questione centrale rimane: quel bigliettino, con quel nome, è mai stato indagato a fondo dagli inquirenti? La risposta potrebbe celare una verità ancora inesplorata.