Divieto carne, adesso non possiamo più mangiare nemmeno questa | Se ti beccano multe da svenimento

L’Italia è pronta a un cambiamento storico. Una nuova proposta di legge sta per rivoluzionare il consumo di un alimento tradizionale. Cosa succede a chi ignora le nuove regole?

Divieto carne, adesso non possiamo più mangiare nemmeno questa | Se ti beccano multe da svenimento
Il panorama legislativo italiano è in fermento per una proposta che potrebbe ridefinire profondamente il rapporto con alcune specie animali e le relative abitudini alimentari.

Da anni, il dibattito sulla protezione degli animali d’affezione ha guadagnato terreno, portando a una riflessione più ampia sul loro ruolo nella società. Ora, un’iniziativa al Senato si propone di tracciare una linea netta, introducendo modifiche sostanziali che riguardano la macellazione e il consumo di ciò che finora era considerato un alimento tradizionale, sebbene di nicchia.

Questa proposta non è un semplice aggiustamento normativo, ma un vero e proprio cambio di paradigma. L’obiettivo è innalzare lo status giuridico di alcuni animali, riconoscendoli come esseri senzienti piuttosto che semplici risorse alimentari. Tale riconoscimento avrebbe conseguenze dirette e immediate, rendendo illegale pratiche consolidate e introducendo sanzioni severe per chiunque non si adegui. L’urgenza di questa riforma è palpabile, mossa sia da crescenti sensibilità etiche che dalla necessità di armonizzare la legislazione italiana con standard di benessere animale più elevati. I risvolti economici e sociali sono significativi, toccando settori che da decenni operano in un regime ora destinato a cambiare drasticamente.

Equini e il nuovo status di animali d’affezione: le conseguenze

Equini e il nuovo status di animali d'affezione: le conseguenze

Equini: il nuovo status da animale d’affezione e le sue conseguenze.

 

Il fulcro della riforma riguarda l’attribuzione di una nuova identità giuridica a una categoria specifica di animali: gli equini. Cavalli, pony, asini, muli e bardotti verrebbero ufficialmente riconosciuti come animali d’affezione. Questo significa che, una volta approvata la legge, non saranno più considerati “destinati alla produzione alimentare” (NON DPA). La macellazione a scopo alimentare di questi animali diventerebbe di fatto illegale su tutto il territorio nazionale. La portata di questa modifica è enorme, trasformando pratiche un tempo permesse in gravi illeciti.

Per chi non si conformerà a queste nuove disposizioni, le pene previste sono estremamente severe. Allevare equini per destinarli alla macellazione comporterà il rischio di reclusione da 3 mesi a 3 anni. A ciò si aggiungeranno multe salatissime, che potranno oscillare tra i 30.000 e i 100.000 euro. Le sanzioni saranno ulteriormente aggravate, aumentando di un terzo, nel caso in cui la carne derivante da queste attività illecite dovesse essere immessa sul mercato clandestino. La legge, dunque, intende scoraggiare con ogni mezzo la continuazione di una filiera che non sarà più tollerata, evidenziando la serietà delle nuove disposizioni.

Tracciabilità obbligatoria e il sostegno alla riconversione del settore

Tracciabilità obbligatoria e il sostegno alla riconversione del settore

Tracciabilità obbligatoria e sostegno alla riconversione: priorità per il settore.

 

Per garantire l’effettiva applicazione del divieto, la proposta legislativa introduce un sistema rigoroso di tracciabilità. Sarà imposto l’obbligo di iscrizione al Registro anagrafico nazionale e l’identificazione tramite microchip per ogni singolo equino entro 60 giorni. Questo permetterà un controllo capillare, prevenendo che gli animali possano eludere i canali legali e finire nei macelli. La mancata osservanza delle tempistiche di registrazione potrà comportare sanzioni pecuniarie significative, da 20.000 a 50.000 euro, trasformando di fatto ogni esemplare in un soggetto protetto dalla filiera alimentare.

La riforma non si limita alla repressione, ma prevede anche misure di accompagnamento. È stato istituito un fondo specifico per la riconversione degli allevamenti, con una dotazione di 6 milioni di euro annui per il triennio 2025-2027. L’obiettivo è supportare i lavoratori nella transizione verso nuove attività compatibili con il nuovo status degli equini, come i centri di recupero, il turismo equestre o l’ippoterapia. Il settore ha già registrato un declino naturale, con un dimezzamento dei capi macellati dal 2012 al 2025, segno di un progressivo disinteresse dei consumatori, nonostante permangano sacche di consumo in regioni come Puglia, Emilia-Romagna e Veneto.