Esplosione devastante, la grande città presa d’assalto in queste ore: aerei sorvolano la zona | Scoppia il conflitto

Una nuova escalation tra Afghanistan e Pakistan ha portato a raid aerei e controffensive. Testimoni parlano di esplosioni, mentre le vittime sono incerte. Migliaia in fuga.

Esplosione devastante, la grande città presa d’assalto in queste ore: aerei sorvolano la zona | Scoppia il conflitto
Nelle prime ore di oggi, una profonda inquietudine ha avvolto il cuore dell’Asia centrale.

Notizie frammentarie, ma crescenti, parlano di una nuova e drammatica escalation tra due nazioni confinanti, la cui tensione si è trasformata in un’aperta crisi. Fonti locali riportano che raid aerei, attribuiti alle forze pakistane, non si sarebbero limitati alle consuete aree di confine, ma avrebbero colpito obiettivi ben più sensibili, compresa la capitale afghana.

Testimoni oculari a Kabul hanno descritto una serie di forti esplosioni che hanno scosso il centro cittadino. Gli aerei sarebbero stati avvistati sorvolare la zona, alimentando un senso di urgenza e preoccupazione. Si ritiene che i bombardamenti abbiano interessato anche alcune aree nelle province di Kandahar e Paktia, punti strategici in un contesto geopolitico già estremamente fragile. L’incertezza sulla portata esatta degli attacchi e sui possibili obiettivi genera un’atmosfera di palpabile allarme, mentre la comunità internazionale osserva con apprensione l’evolversi della situazione. La gravità degli eventi suggerisce un salto di livello nel conflitto, con conseguenze ancora incalcolabili per la stabilità regionale.

Controffensiva e repliche: la guerra delle cifre

Controffensiva e repliche: la guerra delle cifre

La guerra delle cifre: contesa di dati, repliche e controffensive.

 

La risposta non si è fatta attendere. Sul terreno, il governo talebano di Kabul ha annunciato una vigorosa controffensiva lungo la Linea Durand, la contestata frontiera tra i due paesi. Dichiarazioni ufficiali afghane sostengono di aver preso il controllo di diciassette avamposti pakistani, tra cui il quartier generale di Anzar Sar nel distretto di Alisher-Terezi, una mossa che, se confermata, rappresenterebbe un significativo colpo per Islamabad. Il portavoce Zabihullah Mujahid ha affermato che decine di soldati pakistani sarebbero stati uccisi, con armi ed equipaggiamenti di considerevole valore sequestrati.

Tuttavia, la replica di Islamabad è stata immediata e categorica. Il Pakistan ha ufficializzato l’avvio dell’operazione militare “Ghazab-lil-Haq” (“Furia di Dio”), negando categoricamente qualsiasi perdita di basi o territori. Il Ministero della Difesa pakistano ha definito le dichiarazioni afghane “pura propaganda” e ha sostenuto di aver neutralizzato oltre settanta combattenti talebani, distruggendo importanti depositi di munizioni. Secondo il governo guidato dal premier Shehbaz Sharif, gli attacchi mirano esclusivamente alle basi del TTP (Tehrik-i-Taliban Pakistan), un gruppo accusato di trovare rifugio oltreconfine e di orchestrate attacchi in territorio pakistano. I bilanci delle vittime restano profondamente discordanti, con Kabul che parla di oltre cinquanta soldati pakistani uccisi e diversi prigionieri, mentre Islamabad riferisce di soli due militari caduti e sostiene di aver ucciso trentasei combattenti afghani. Questa guerra di cifre rende difficile comprendere la reale entità del conflitto.

Emergenza umanitaria e radici di una tensione storica

Emergenza umanitaria e radici di una tensione storica

Emergenza umanitaria: le radici profonde di una tensione storica.

 

Al di là delle rivendicazioni militari, l’impatto più immediato e devastante di questa escalation è sull’emergenza umanitaria. La situazione lungo il confine, in particolare nelle aree di Torkham e nel Waziristan, sta subendo un rapido e preoccupante peggioramento. Migliaia di civili sono in fuga dai loro villaggi, abbandonando le proprie case a causa dei colpi di mortaio e degli scontri. Le organizzazioni umanitarie esprimono grave preoccupazione. La missione delle Nazioni Unite UNAMA ha citato rapporti credibili che parlano di almeno tredici civili uccisi nei recenti raid, inclusi donne e bambini, un dato che aggrava ulteriormente il quadro.

Nel frattempo, i tentativi di mediazione da parte di attori internazionali come il Qatar e le Nazioni Unite si trovano al momento in una fase di stallo. Entrambe le parti in conflitto hanno rifiutato un cessate il fuoco senza concrete garanzie di sicurezza, segno di una profonda sfiducia reciproca. Questa tensione affonda le radici in un’ostilità di lunga data. Il Pakistan accusa Kabul di offrire rifugio al TTP, responsabile di un aumento significativo degli attacchi in territorio pakistano, mentre il governo talebano nega ogni forma di sostegno. A complicare ulteriormente il quadro vi è la spinosa questione dei profughi: dall’ottobre 2023, Islamabad ha avviato l’espulsione di centinaia di migliaia di afghani. Il fallimento dei colloqui di pace di novembre e la ripresa delle ostilità rischiano ora di destabilizzare ulteriormente una regione già fragile, con effetti potenzialmente estesi a tutto il quadrante centro-asiatico, rendendo la ricerca di una soluzione diplomatica più urgente che mai.