“Le impronte del killer…”, svolta clamorosa nel caso Garlasco: un errore madornale | Qualcuno dovrà risponderne

A 18 anni dal delitto Garlasco, clamorose rivelazioni riaprono il caso. Impronte digitali sul pigiama di Chiara Poggi mai repertate: un errore investigativo. Chi risponderà?

“Le impronte del killer…”, svolta clamorosa nel caso Garlasco: un errore madornale | Qualcuno dovrà risponderne

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A quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il delitto di Garlasco torna prepotentemente al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria.

Era il 13 agosto 2007 quando la giovane vita di Chiara venne spezzata nella villetta di via Pascoli, un evento che ha segnato profondamente l’opinione pubblica italiana. Oggi, una voce autorevole riapre ferite e dubbi, suggerendo una svolta clamorosa che potrebbe riscrivere parte della storia processuale.

Gennaro Cassese, colonnello dei Carabinieri che all’epoca guidò le delicatissime prime fasi delle indagini, ha rotto il silenzio intervenendo alla trasmissione televisiva “Quarto Grado” su Rete 4. Le sue dichiarazioni hanno avuto l’effetto di una bomba, concentrandosi su un dettaglio apparentemente minore, ma dal potenziale devastante: la presenza di impronte digitali mai repertate sul pigiama indossato dalla vittima. Secondo il colonnello, quelle tracce fondamentali non solo non vennero isolate, ma non furono nemmeno conservate, configurando un’omissione investigativa di portata enorme. Cassese ha definito apertamente questo fatto come un “errore madornale” attribuibile direttamente all’Arma dei Carabinieri, riaccendendo il dibattito sulla completezza e correttezza delle indagini iniziali.

L’errore fatale sulla scena del crimine

L'errore fatale sulla scena del crimine

Un errore fatale può compromettere irrimediabilmente la scena del crimine.

 

La ricostruzione di Cassese si è addentrata nei particolari concitati delle primissime ore successive alla scoperta del corpo. La scena del crimine era, come spesso accade in casi di violenza efferata, un ambiente estremamente complesso: abbondante presenza di sangue, segni evidenti di lotta e una confusione comprensibile dettata dall’urgenza. I militari intervenuti, ha spiegato l’ex comandante, operarono nella maggior parte dei casi con le protezioni adeguate, volte a preservare ogni potenziale indizio e a non contaminare la scena. Tuttavia, Cassese ha precisato che i primi due carabinieri entrati nell’abitazione non erano dotati di tali precauzioni, un dettaglio non trascurabile.

Il fulcro dell’errore, però, si sarebbe verificato durante il primo accertamento necroscopico sul corpo di Chiara. Quando il cadavere fu girato per un esame preliminare, il pigiama della vittima, già intriso di sangue, si impregnò ulteriormente, inquinando o rendendo irrecuperabili le impronte. Le impronte digitali presenti sul tessuto, che avrebbero dovuto essere con cura ritagliate e repertate per essere analizzate in laboratorio, sarebbero andate definitivamente perse in quel frangente. Questo dettaglio, rimasto nell’ombra per anni, emerge ora come un elemento cruciale. La sua perdita, secondo le nuove dichiarazioni, potrebbe aver irrimediabilmente compromesso la ricostruzione tecnica e scientifica degli eventi, lasciando irrisolte questioni fondamentali sulla dinamica del delitto.

Le incongruenze temporali e i dubbi persistenti

Le incongruenze temporali e i dubbi persistenti

Quando il tempo si contorce, lasciando dubbi irrisolti.

 

Oltre all’inquietante questione delle impronte mai repertate, il caso Garlasco è sempre stato costellato da altre zone d’ombra, tra cui spiccano le incongruenze temporali nelle versioni fornite dai principali attori. Questi dettagli, analizzati e dibattuti per anni, continuano a generare dubbi.

Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio, ha sempre sostenuto di essere arrivato in via Pascoli intorno alle 13:40, dopo aver cercato invano di contattare la fidanzata. La sua versione racconta di aver suonato il campanello alle 13:44 senza risposta, per poi scavalcare il cancello e fare la macabra scoperta. La chiamata al 118 sarebbe avvenuta alle 13:50. La versione di Andrea Sempio, cugino di Stasi, introduce elementi divergenti. Sempio ha collocato l’inizio della sua mattinata intorno alle 9:00, con una telefonata alle 9:58 e uno spostamento verso Vigevano per l’acquisto di un libro, supportato da un ticket di parcheggio con orario 10:18. Eppure, gli accertamenti sulle celle telefoniche agganciate dal suo cellulare lo collocherebbero nell’area di Garlasco e non a Vigevano, un’anomalia mai del tutto chiarita.

Tra impronte perse e ricostruzioni temporali che non collimano, il caso di Chiara Poggi continua a far emergere elementi controversi, mantenendo viva l’attenzione pubblica su una delle vicende giudiziarie più dibattute e irrisolte nelle sue sfumature più oscure degli ultimi decenni.