Pensione senza Fornero oggi, esiste una sola via: esci dal lavoro a 63 anni con stipendio pieno
Vuoi andare in pensione prima dei 67 anni in Italia? Scopri l’unica vera alternativa pubblica alla Legge Fornero che ti permette di smettere di lavorare a 63 anni.
La ricerca di una via d’uscita dal lavoro prima del raggiungimento dell’età anagrafica ordinaria è una questione che interessa molti lavoratori italiani. Il desiderio di dedicare più tempo alla famiglia, agli hobby o semplicemente di riposare dopo anni di impegno professionale spinge a valutare ogni singola opzione disponibile. Tuttavia, districarsi tra le normative e le specifiche condizioni richieste può essere complesso. In questo contesto, è fondamentale comprendere quali siano gli strumenti effettivi e quali, invece, rappresentino soluzioni più di nicchia o legate a circostanze particolari.
L’APE Sociale: la principale alternativa alla Fornero
L’APE Sociale: la principale alternativa alla riforma Fornero.
Tra le poche soluzioni rimaste per un’uscita anticipata dal lavoro, l’APE Sociale emerge come l’alternativa pubblica più consolidata alla riforma Fornero. Non si tratta di una pensione vera e propria, bensì di un’indennità ponte, erogata dallo Stato, che accompagna il lavoratore dal momento in cui cessa l’attività lavorativa fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria. Questa misura è stata introdotta nel 2017 con l’obiettivo di sostenere particolari categorie di lavoratori in situazioni di difficoltà.
Per accedere all’APE Sociale è necessario soddisfare specifici requisiti anagrafici e contributivi, oltre a rientrare in determinate categorie tutelate. Attualmente, l’età minima richiesta è di 63 anni e 5 mesi. I beneficiari devono appartenere a una delle seguenti condizioni: essere disoccupati che hanno terminato da almeno tre mesi la fruizione degli ammortizzatori sociali (come la NASpI); essere persone con un’invalidità civile pari o superiore al 74%; oppure essere caregiver che assistono, da almeno sei mesi, un coniuge, un parente di primo o secondo grado convivente con disabilità grave. I requisiti contributivi prevedono generalmente almeno 30 anni di versamenti, che salgono a 36 anni per coloro che hanno svolto lavori particolarmente gravosi o usuranti.
L’importo dell’assegno mensile dell’APE Sociale è pari alla rata della pensione maturata al momento della richiesta, ma con un tetto massimo di 1.500 euro lordi e, importante, senza la tredicesima mensilità. Sebbene non sia una pensione completa, rappresenta un significativo sostegno economico per chi rientra nei requisiti e desidera lasciare il lavoro in anticipo.
Altre vie per l’uscita anticipata: isopensione e RITA
Isopensione e RITA: percorsi alternativi per l’uscita anticipata dal lavoro.
Accanto all’APE Sociale, esistono altre strade per un’uscita anticipata, sebbene siano caratterizzate da una maggiore specificità e accessibilità limitata. Una di queste è l’Isopensione, un accordo aziendale che consente ai lavoratori di aziende con almeno 15 dipendenti di cessare l’attività fino a sette anni prima del raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. In questo caso, l’assegno è interamente a carico del datore di lavoro, che provvede anche alla copertura contributiva fino al momento della pensione. Si tratta di una soluzione spesso impiegata nell’ambito di processi di riorganizzazione aziendale, e quindi non universalmente accessibile.
Un’altra opzione è la RITA, acronimo di Rendita Integrativa Temporanea Anticipata. Questa misura permette ai lavoratori iscritti a un fondo di previdenza complementare di utilizzare una parte o l’intero capitale accumulato per ottenere una rendita anticipata fino al momento della pensione di vecchiaia. Per accedere alla RITA sono necessari specifici requisiti, tra cui un’età massima di 62 anni e un’anzianità contributiva di almeno 20 anni. Inoltre, è indispensabile aver aderito a una forma pensionistica complementare da almeno cinque anni. La RITA è particolarmente interessante per chi ha un fondo pensione consistente e desidera anticipare l’utilizzo di parte dei propri risparmi previdenziali.
In sintesi, mentre l’APE Sociale rappresenta oggi la soluzione più ampia e pubblica per l’uscita anticipata, l’isopensione e la RITA sono strumenti più mirati, legati rispettivamente a specifici contesti aziendali o alla presenza di una previdenza complementare. Ogni opzione richiede un’attenta valutazione delle proprie condizioni personali e contributive per scegliere la via più adatta a un ritiro sereno dal mondo del lavoro.