Lavoro, giovani e donne licenziati: per voi non c’è più posto nel mondo del lavoro | Non inviare nemmeno il Cv

Nuovi dati Istat rivelano una crisi del lavoro in Italia: 38mila contratti non rinnovati in un mese colpiscono donne e giovani, mentre l’inattività cresce silenziosamente.

Lavoro, giovani e donne licenziati: per voi non c’è più posto nel mondo del lavoro | Non inviare nemmeno il Cv
Nuovi dati Istat rivelano una crisi del lavoro in Italia: 38mila contratti non rinnovati in un mese colpiscono donne e giovani, mentre l’inattività cresce silenziosamente.

Il mercato del lavoro italiano si presenta con una fotografia complessa e, per certi versi, contraddittoria. Se da un lato gli indicatori annuali sembrano mostrare una tenuta complessiva dell’occupazione, dall’altro emergono segnali di profonda fragilità che colpiscono in modo selettivo le categorie più vulnerabili. Le donne e i giovani, in particolare quelli con contratti a termine, sono le fasce maggiormente esposte al rischio di precarietà e disoccupazione.

A novembre 2025, il numero complessivo di occupati in Italia è diminuito di 34mila unità in un solo mese, portando il tasso di occupazione al 62,6%. Questo calo ha interessato prevalentemente le donne, i dipendenti a termine, gli autonomi e le fasce d’età tra i 15 e i 24 anni, nonché tra i 35 e i 49 anni. Al contrario, si è osservata una crescita tra i 25-34enni e una sostanziale stabilità per gli uomini e i dipendenti permanenti. Questa segmentazione riflette una dinamica strutturale: il sistema tende a tutelare chi è già stabilmente inserito, lasciando i precari più esposti.

Il peso della precarietà: giovani e donne in prima linea

Il peso della precarietà: giovani e donne in prima linea

Il peso della precarietà grava su giovani e donne in prima linea.

 

La diminuzione degli occupati è stata trainata in modo significativo dai dipendenti a termine, categoria che ha visto ben 38mila contratti non rinnovati in un solo mese, scendendo a 2 milioni e 477mila unità. Questo dato è particolarmente allarmante, poiché evidenzia la volatilità di una parte consistente del mercato del lavoro, in netto contrasto con l’aumento complessivo dell’occupazione su base annuale (+0,7%), che è però frutto della sola crescita dei dipendenti permanenti (+258mila) e degli autonomi (+126mila).

Giovani e donne continuano a pagare il prezzo più alto di questa fragilità. Il tasso di occupazione tra le donne è solo del 53,7%, un dato notevolmente inferiore rispetto al 71,2% degli uomini. La perdita di posti di lavoro per questa categoria è spesso legata a contratti temporanei, part-time involontari e all’esposizione a settori più sensibili alla stagionalità o alle incertezze economiche. Per i giovani tra i 15 e i 24 anni, il calo degli occupati su base mensile si combina con un tasso di disoccupazione ancora elevato, pari al 18,8%, che significa che quasi un giovane su cinque che cerca lavoro non riesce a trovarlo, nonostante una leggera diminuzione mensile.

Disoccupazione in calo? L’allarme degli inattivi

Disoccupazione in calo? L'allarme degli inattivi

Calo della disoccupazione, ma l’allarme degli inattivi persiste.

 

Il tasso di disoccupazione generale, a prima vista, sembra essere sceso al 5,7%, un dato che potrebbe apparire incoraggiante. Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela una realtà ben diversa e potenzialmente più preoccupante. La riduzione dei disoccupati, infatti, non è dovuta a un aumento dei posti di lavoro, bensì a una crescita significativa delle persone inattive tra i 15 e i 64 anni.

Nello stesso periodo, ben 72mila persone in più hanno smesso di cercare un lavoro, portando il tasso di inattività al 33,5%, con un incremento di 0,2 punti percentuali. È proprio questo trend che ha contribuito a far diminuire le statistiche sulla disoccupazione: non essendo più attivamente alla ricerca di un impiego, queste persone scompaiono dai conteggi ufficiali, facendo apparire il numero di disoccupati inferiore. La crescita degli inattivi si manifesta in entrambi i generi e in tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni, tra i quali si registra una lieve diminuzione. Questo fenomeno evidenzia una potenziale rassegnazione di fronte a un mercato del lavoro che non offre prospettive sufficienti, mascherando una fragilità strutturale che va ben oltre i numeri apparentemente positivi.