Donald Trump, ha un piano preciso: dovete stare calmi | L’analista spiega le sue mosse

Federico Rampini analizza il ritorno di Trump, un piano globale che ridefinisce equilibri mondiali. Tra dazi, pace e potenze regionali, un mondo in rapida evoluzione.

Donald Trump, ha un piano preciso: dovete stare calmi | L’analista spiega le sue mosse
Federico Rampini analizza il ritorno di Trump, un piano globale che ridefinisce equilibri mondiali. Tra dazi, pace e potenze regionali, un mondo in rapida evoluzione.

Il panorama geopolitico globale si presenta oggi più fluido e imprevedibile che mai. L’anno 2025 e i primi mesi del 2026 segnano un’epoca di profonde trasformazioni, con il potenziale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca a dominare la scena. In questo scenario di cambiamento vorticoso, il giornalista Federico Rampini sottolinea l’urgenza di una maggiore comprensione degli eventi mondiali, una “geopolitica” che, da disciplina accademica, è ora materia di dibattito anche nelle conversazioni più informali.

Rampini, con la sua esperienza pluridecennale di osservatore dei grandi mutamenti globali, dalle piazze contro la guerra in Vietnam alla crisi energetica del ’73, si fa portavoce della necessità di “ridurre il nostro livello di panico” di fronte a un mondo in subbuglio. Il suo nuovo programma su Canale 5, “Risiko – Sfide di potere”, nasce proprio con l’intento di decifrare queste dinamiche. L’analista pone l’accento sulla percezione di Trump, spesso “difficile da comprendere”, ma che, a suo dire, nasconde una strategia ben definita. Questa visione sfida le interpretazioni superficiali e invita a una lettura più approfondita delle sue azioni e delle loro ripercussioni globali.

Le grandi potenze in gioco: America, Cina e Russia

Le grandi potenze in gioco: America, Cina e Russia

Le grandi potenze: America, Cina e Russia. La sfida geopolitica globale.

 

Il viaggio di Rampini nelle sfere di influenza globali inizia necessariamente dagli Stati Uniti. New York, pur con moderate preoccupazioni per il suo nuovo sindaco, è ancora definita la “capitale del mondo”. L’America resta la prima potenza e il fulcro delle ansie globali, soprattutto per l’Italia. Il focus è su Trump, un presidente che, nonostante la sua immagine controversa, è portatore di una visione strategica precisa che sta ridisegnando l’ordine mondiale. La sua politica di dazi, ad esempio, è vista come un “argine alle ruberie della globalizzazione”, un segnale di un approccio più nazionalistico e protezionistico.

Subito dopo gli USA, l’attenzione si sposta sulla Cina di Xi Jinping, descritta come l’inseguitrice e rivale di Washington. Il percorso di modernizzazione cinese è stato “formidabile”, portando il Dragone a contendere il primato tecnologico all’America. Questa competizione non è solo economica, ma anche strategica, con implicazioni profonde per la stabilità globale.

Non meno rilevante è il ruolo della Russia di Vladimir Putin, caratterizzata da un approccio “militarista e aggressivo”, mosso da una nostalgia imperiale. Rampini ricorda le aggressioni in Georgia, Crimea e Ucraina come prova di un disprezzo per il diritto internazionale che ha sempre caratterizzato le grandi potenze, evidenziando come l’illusione di un mondo governato da regole chiare si sia infranta di fronte alla realtà dei rapporti di forza. Il mondo, secondo questa visione, è sempre stato e continuerà a essere modellato dall’uso della forza.

Tra medio oriente, Europa e Africa: i nuovi equilibri

Tra medio oriente, Europa e Africa: i nuovi equilibri

I nuovi equilibri geopolitici tra Medio Oriente, Europa e Africa.

 

L’analisi di Rampini si estende al Medio Oriente, dove un progetto di stabilizzazione passa attraverso Gaza e il coinvolgimento delle potenze regionali. L’Arabia Saudita del principe Mohammed bin Salman emerge come un attore cruciale, proiettata verso il cambiamento e con una crescente influenza regionale, forte di una storia millenaria. A completare il quadro di instabilità, si menzionano il regime iraniano che “vacilla” e l’Avana che “trema”, segnali di un’area in ebollizione.

Il giornalista dedica poi spazio all’Europa, interrogandosi sulla sua capacità di tornare a “contare qualcosa”. La sua scommessa è sulla Germania di Friedrich Merz, vista come un leader per ragioni storiche, economiche e demografiche. Merz, con la sua strategia di riarmo, sembra aver compreso la necessità di essere la locomotiva di una crescita europea autonoma, non più solo al traino degli americani. Questo segna un potenziale cambio di passo per il continente.

L’ultimo episodio del “Risiko” di Rampini è dedicato all’Africa, un continente in grande trasformazione con giovani nazioni emergenti, ma anche un territorio di conquista per potenze come Mosca e Pechino. In questo scenario globale, dove le “regole che abbiamo imparato non funzionano più”, Rampini conclude con una riflessione cruda ma realistica: “Trump ha soltanto reso evidente ciò che le altre grandi potenze hanno sempre pensato, agendo poi di conseguenza.” Il mondo è governato dai rapporti di forza, e gli Stati Uniti, nel loro “realismo certamente brutale”, dimostrano di essere i più forti. I nemici, avvisa Rampini, sono avvisati.