Delitto Torzullo, chi è il complice nel SUV | I nuovi indizi aumentano la gravità del caso

Il femminicidio di Federica Torzullo si complica. La confessione di Carlomagno non convince, mentre emerge un “soggetto non identificato” con lui. Mistero fitto.

Delitto Torzullo, chi è il complice nel SUV | I nuovi indizi aumentano la gravità del caso

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Il femminicidio di Federica Torzullo continua a essere un caso avvolto nel mistero, con le indagini che si fanno sempre più serrate.

Claudio Carlomagno, ex convivente della vittima e principale accusato, ha fornito una nuova versione dei fatti che, tuttavia, non ha convinto gli inquirenti. Il Giudice per le indagini preliminari, Viviana Petrocelli, ha definito la sua confessione “largamente inattendibile”, aprendo a scenari investigativi inediti e sempre più complessi. Tra questi, emerge con forza l’ombra di un “soggetto non identificato” che avrebbe accompagnato Carlomagno nelle ore cruciali successive al delitto.

La resistenza dell’uomo nel fornire un resoconto credibile, unita alla sua “particolare ostinazione” – come sottolineato dal gip – nel nascondere le prove, aggrava la sua posizione. Il corpo di Federica Torzullo era già stato occultato, sepolto sottoterra, al momento del suo fermo, e Carlomagno aveva mantenuto un iniziale silenzio totale. L’assenza di un reale pentimento, dunque, è un elemento che pesa notevolmente sul quadro accusatorio, suggerendo una condotta lucida e premeditata piuttosto che un gesto d’impulso.

Il movente e le falle nel racconto di Carlomagno

Il movente e le falle nel racconto di Carlomagno

Il movente e le falle nel racconto di Carlomagno: un’analisi critica.

 

Gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza anche sul movente del brutale omicidio. Inizialmente si era ipotizzato che la scoperta di una nuova relazione di Federica potesse aver scatenato la violenza. Tuttavia, questa pista sembra perdere credibilità: è emerso che la donna frequentava un nuovo compagno ad Ancona già dal 2022. È difficile credere che Carlomagno, pur vivendo da separato in casa, ne fosse completamente all’oscuro.

Molto più centrale appare invece la questione della separazione legale. Dopo anni di crisi, la formalizzazione del divorzio era imminente, una circostanza che aveva generato forte preoccupazione in Federica. Un precedente incontro con l’avvocato era saltato per l’opposizione del marito, un dettaglio che la vittima aveva confidato ad un’amica poche ore prima di essere uccisa l’8 gennaio.

Le incongruenze temporali sono un altro punto cruciale. Carlomagno sostiene di aver colpito la moglie all’alba, ma le prove smentiscono categoricamente questa versione. Federica era viva e chattava con il suo nuovo compagno fino a dopo le 23:00. Il suo telefonino è stato distrutto dall’accusato, ma i tabulati e i messaggi recuperati dal fidanzato forniscono un quadro temporale ben diverso. Le telecamere di sorveglianza della villetta mostrano inoltre che Federica non è mai uscita di casa dopo le 19:25.

Le prove schiaccianti e l’ombra del complice

Le prove schiaccianti e l'ombra del complice

Le prove inchiodano, ma l’ombra del complice persiste.

 

I movimenti di Carlomagno dopo il delitto sono stati ricostruiti minuziosamente, rafforzando i sospetti degli inquirenti. Tra spostamenti con il suo SUV, rientri a casa e l’uso di un furgone Iveco, l’uomo ha concentrato troppe azioni in un lasso di tempo estremamente ristretto. Particolarmente rilevante è il momento in cui, nel primo pomeriggio, Carlomagno rientra a casa: le telecamere lo mostrano in auto con una persona “non identificata”. Questo dettaglio cruciale ha spinto il gip a chiedere ulteriori accertamenti, inclusa l’analisi approfondita del telefono sequestrato, per dare un volto e un nome a questa figura misteriosa.

La sua seconda versione dei fatti, come la prima, si è rivelata insostenibile. Le sue giustificazioni – chiavi da restituire, citofono non funzionante, una breve sosta per “giocare con il gatto” – non trovano riscontro nelle immagini né nelle testimonianze degli operai, o nei dati delle celle telefoniche che mostrano il telefono di Federica muoversi con quello del marito fino al luogo del deposito.

L’autopsia ha rivelato 23 ferite da taglio, compatibili con una lama bitagliente, e gli investigatori non escludono l’uso di ben due coltelli, un elemento che potrebbe confermare la premeditazione. Il comportamento post-delitto di Carlomagno – dal tentativo di bruciare il corpo, alla distruzione del telefono e l’occultamento del cadavere con ghiaia per evitare tracce e odori – mal si concilia con lo stato confusionale da lui dichiarato. Al contrario, dimostra una lucida volontà di depistaggio e una chiara consapevolezza delle sue azioni, suggerendo un piano ben orchestrato.