Naspi a rischio, bloccati i pagamenti: hai tempo fino al 31 gennaio per sbloccare la pratica o perdi i soldi

La Naspi, fondamentale indennità di disoccupazione, può essere sospesa o revocata. Scopri l’obbligo del reddito presunto e le scadenze vitali per non perdere il sostegno.

Naspi a rischio, bloccati i pagamenti: hai tempo fino al 31 gennaio per sbloccare la pratica o perdi i soldi
L’indennità di disoccupazione Naspi rappresenta un sostegno economico cruciale per migliaia di cittadini italiani che si trovano senza occupazione.

Tuttavia, molti beneficiari ignorano un obbligo fondamentale che, se trascurato, può portare alla sospensione immediata o persino alla revoca definitiva dell’indennità. Si tratta della comunicazione annuale del reddito presunto all’INPS, una procedura essenziale per garantire la continuità dei pagamenti.

La scadenza per questa comunicazione è fissata al 31 gennaio di ogni anno. Entro questa data, chiunque percepisca la Naspi deve dichiarare all’Istituto il proprio reddito previsto per l’anno in corso, anche se questo è pari a zero. Questa prassi, spesso sottovalutata, è un requisito imprescindibile che l’INPS richiede per verificare la permanenza delle condizioni che danno diritto all’indennità. La mancata osservanza di tale termine non è una mera formalità, ma un errore grave che può avere pesanti ripercussioni sul bilancio familiare, lasciando i disoccupati senza il supporto atteso.

È cruciale comprendere che l’INPS monitora attentamente la situazione reddituale dei beneficiari. Senza la comunicazione del reddito presunto, l’Istituto non ha gli elementi per valutare la compatibilità dell’indennità con eventuali altre fonti di guadagno. Questo comporta non solo la sospensione dei versamenti, ma in specifici casi, anche la decadenza completa dal diritto alla Naspi, obbligando il beneficiario a restituire le somme già percepite indebitamente. La prevenzione è la chiave: una semplice comunicazione può evitare seri problemi economici e burocratici.

Chi deve comunicare il reddito presunto e come farlo

Chi deve comunicare il reddito presunto e come farlo

Reddito presunto: chi deve comunicarlo e le modalità corrette.

 

L’obbligo di comunicare il reddito presunto non riguarda solo chi percepisce la Naspi e ha svolto un’attività lavorativa nell’anno precedente. La platea dei soggetti tenuti a questa dichiarazione è, infatti, piuttosto ampia e include diverse categorie professionali, anche qualora il reddito sia presumibilmente nullo. Oltre ai disoccupati che hanno avuto un’attività lavorativa, sono tenuti alla comunicazione:

  • Chi svolge attività di lavoro autonomo, inclusi titolari di partita IVA.
  • Iscritti alla gestione separata INPS.
  • Artigiani e commercianti con posizione fiscale attiva.
  • Chi ricopre cariche societarie come amministratore o revisore.
  • Coloro che, pur con Naspi, mantengono un’attività lavorativa compatibile.

È fondamentale che la comunicazione venga effettuata anche se il reddito atteso è pari a zero. L’assenza di tale dichiarazione, infatti, viene interpretata dall’INPS come una violazione degli obblighi, portando alle medesime sanzioni previste per chi omette una dichiarazione di reddito positivo. L’INPS solitamente invia comunicazioni pro-memoria tramite vari canali (email, SMS, PEC, posta) per ricordare la scadenza e la procedura.

Per effettuare la comunicazione, i cittadini possono accedere all’area riservata MyInps sul sito ufficiale dell’Istituto, utilizzando le proprie credenziali SPID, CIE o CNS. Qui è disponibile il modello Naspi-Com, da compilare e inviare telematicamente. In alternativa, è possibile rivolgersi a un patronato o a un CAF. Questi enti forniscono assistenza gratuita nella compilazione e nell’invio della dichiarazione, assicurando la corretta esecuzione della procedura e il rispetto della scadenza. Verificare l’area “comunicazioni” sul portale INPS può aiutare a monitorare lo stato delle proprie dichiarazioni con l’Istituto.

Lavoro e Naspi: compatibilità e obblighi di comunicazione

Lavoro e Naspi: compatibilità e obblighi di comunicazione

Lavoro e Naspi: chiarezza su compatibilità e obblighi di comunicazione per i beneficiari.

 

Molti beneficiari della Naspi si interrogano sulla possibilità di svolgere attività lavorative pur continuando a percepire l’indennità. La buona notizia è che la Naspi è compatibile con alcune tipologie di lavoro, purché vengano rispettati specifici limiti di reddito e obblighi di comunicazione. È possibile, ad esempio, svolgere attività di lavoro occasionale o accessorio, che per sua natura è sporadica e saltuaria. Per questa tipologia di lavoro, è previsto un limite di compensi complessivi pari a 5.000 euro lordi annui.

Se il reddito derivante da queste attività non supera la soglia dei 5.000 euro, il beneficiario della Naspi non è tenuto a comunicare tale compenso all’INPS. Al contrario, se i compensi previsti dovessero superare questo limite, la comunicazione all’Istituto diventa obbligatoria. Questo è un punto cruciale per evitare la sospensione o la riduzione dell’indennità, e il mancato adempimento può portare a sanzioni e alla richiesta di restituzione delle somme percepite.

Per quanto riguarda l’inizio di un nuovo rapporto di lavoro subordinato, le regole sono più stringenti. Se il contratto ha una durata non superiore a sei mesi, la Naspi viene sospesa per il periodo di occupazione e riprende automaticamente al termine del contratto. Se invece il rapporto di lavoro subordinato ha una durata superiore a sei mesi o è a tempo indeterminato, l’indennità di disoccupazione decade completamente. In quest’ultimo caso, è essenziale comunicare all’INPS il reddito presunto derivante dalla nuova attività entro un mese dall’inizio del rapporto. Ignorare questa scadenza significa perdere definitivamente il diritto alla Naspi. Essere sempre aggiornati e proattivi nelle comunicazioni con l’Istituto è fondamentale per gestire al meglio la propria situazione.