Condono edilizio, il Governo blocca la sanatoria | Se hai una difformità in casa ora sei esposto
Il tentativo di riaprire il condono edilizio nel Decreto Milleproroghe è fallito. Un duro colpo per i proprietari di immobili irregolari, ma una vittoria per la legalità?
La decisione, maturata durante l’esame degli emendamenti al Decreto Milleproroghe, ha infranto le speranze di chi contava su una nuova sanatoria per regolarizzare immobili con difformità o completamente abusivi. Si tratta di una questione che tocca da vicino migliaia di cittadini italiani e che riaccende il dibattito sulla legalità edilizia e sulla gestione di un problema atavico nel nostro paese.
Per i proprietari di immobili irregolari, la prospettiva di un’ulteriore sanatoria rappresentava un’opportunità forse irripetibile per mettersi in regola, evitando pesanti sanzioni o, peggio, l’ordine di demolizione. Ora, con la porta del condono chiusa, la situazione si fa più complessa e incerta. La bocciatura di questa misura non è un semplice tecnicismo parlamentare, ma un segnale forte che potrebbe ridefinire le politiche future in materia di urbanistica e abusivismo.
La proposta bocciata: i dettagli del tentativo di sanatoria
Sanatoria bocciata: tutti i particolari del tentativo naufragato.
Il tentativo di reintrodurre il condono edilizio non è stato un evento isolato. Dopo un primo approccio nella legge di bilancio, si è cercato di far passare la misura anche nel Decreto Milleproroghe attraverso specifici emendamenti. Le proposte, identiche nella sostanza, provenivano da diversi partiti della maggioranza: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. L’obiettivo era chiaro: modificare l’articolo 32 del decreto del 2003 per affidare alle Regioni la facoltà di adottare leggi di attuazione della sanatoria.
Questi emendamenti avrebbero aperto la strada alla regolarizzazione di un’ampia casistica di opere illecite. Si parlava di sanare interventi realizzati in assenza o in difformità dal titolo abilitativo edilizio, comprese ristrutturazioni, restauri e risanamenti conservativi privi di autorizzazione, e persino opere non quantificabili in termini di superficie o volume. Nonostante l’ampio spettro di interventi che avrebbero potuto beneficiare, la richiesta è stata categorica: l’emendamento è stato dichiarato inammissibile per “estraneità di materia”, non essendo attinente alle finalità del decreto.
Le reazioni e il futuro dell’abusivismo edilizio in italia
Abusivismo edilizio in Italia: tra reazioni sociali e scenari futuri.
La notizia della bocciatura ha generato reazioni contrastanti e ha riacceso il focolaio delle critiche. Le opposizioni hanno subito puntato il dito contro la maggioranza, definendo la proposta di condono come una mossa irresponsabile e pericolosa. La discussione si è fatta particolarmente accesa alla luce dei recenti e devastanti eventi meteorologici, che hanno evidenziato la fragilità di molti territori e la necessità di una pianificazione urbanistica rigorosa, non di sanatorie generalizzate.
Anche le associazioni ambientaliste, come Legambiente, hanno espresso forte disappunto per il tentativo di condono, sottolineando come tali misure rischino di incentivare ulteriormente l’abusivismo edilizio. I dati sono allarmanti: in alcune regioni italiane, la percentuale di abusivismo supera il 60%, con decine di migliaia di ordinanze di demolizione in attesa di esecuzione, in particolare in Campania, Puglia, Lazio e Sicilia. La decisione di respingere il condono, dunque, non è solo una questione politica, ma rappresenta un monito sulla serietà e la tempestività con cui l’Italia deve affrontare l’annosa questione dell’abusivismo edilizio, salvaguardando il territorio e la legalità.