ULTIM’ORA Garlasco – Alberto Stasi è innocente: arriva la ‘sentenza’ del giudice |

A distanza di anni dalla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, il giudice Stefano Vitelli riaccende il dibattito con rivelazioni che mettono in discussione la verità giudiziaria. Un caso che ancora divide.

ULTIM’ORA Garlasco – Alberto Stasi è innocente: arriva la ‘sentenza’ del giudice |

alberto-stasi-chiara-poggi-garlasco-assowebtv

Il delitto di Garlasco, che ha visto la condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico.A riaccendere i riflettori su uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni è Stefano Vitelli, il magistrato che in primo grado aveva assolto Stasi. In occasione dell’uscita del suo libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco”, Vitelli ha rilasciato dichiarazioni che scuotono le certezze acquisite, ribadendo una convinzione mai abbandonata: l’innocenza di Alberto Stasi.

Le sue parole non intendono certo rimettere in discussione l’autorità della sentenza definitiva, ma puntano a una riflessione più profonda sul metodo processuale e sulle criticità che hanno caratterizzato l’iter giudiziario. Il principio del “ragionevole dubbio” emerge come fulcro delle sue argomentazioni, un elemento che, a suo avviso, non rappresentava una marginale incertezza ma attraversava l’intero impianto accusatorio, insinuandosi tra le ricostruzioni, i tempi e la valutazione delle prove decisive. Questo nuovo intervento di Vitelli, che appare come una sentenza pesante, riapre ferite e interrogativi in un caso che sembrava ormai chiuso.

Tra alibi informatici e testimonianze contrastanti: I punti oscuri riemergono

Tra alibi informatici e testimonianze contrastanti: I punti oscuri riemergono

Alibi informatici e testimonianze contrastanti: i punti oscuri riaffiorano.

 

Tra gli elementi cardine che il magistrato Vitelli richiama, spicca l’alibi informatico di Alberto Stasi. Egli ricorda come i dati del computer dell’imputato furono inizialmente compromessi da procedure investigative non corrette, rendendo indispensabile una perizia tecnica approfondita. Da questo accertamento emerse che Stasi aveva lavorato alla sua tesi universitaria in modo continuo e significativo proprio la mattina del delitto.

Questo dato, secondo Vitelli, rende particolarmente poco plausibile lo scenario di un omicidio commesso nelle prime ore della giornata, seguito da un immediato rientro a casa per riprendere con tale intensità l’attività al computer. A questo si aggiungono le incongruenze legate alla testimonianza di una vicina di casa. La donna riferì di aver notato una bicicletta da donna davanti all’abitazione dei Poggi, un dettaglio che, per Vitelli, non coincideva affatto con quella in possesso di Stasi. Questi e altri frammenti di prova, a suo giudizio, non si sarebbero mai incastrati in un quadro coerente, alimentando dubbi invece che risolverli.

Verità processuale o dubbio persistente? Le domande irrisolte di Garlasco

Verità processuale o dubbio persistente? Le domande irrisolte di Garlasco

Il caso Garlasco: tra sentenze e interrogativi che continuano a persistere.

 

Vitelli affronta anche il delicato tema del rischio di una “colpevolezza costruita”, ovvero l’eventualità che un’idea iniziale possa rafforzarsi a posteriori, ammettendo che una simile dinamica sia purtroppo possibile. Ribadisce con forza che il ragionevole dubbio non deve essere interpretato come una sconfitta dello Stato, ma piuttosto come una fondamentale garanzia di giustizia in un processo penale dove la verità assoluta è un concetto sfuggente.

Nel suo libro e nelle interviste, vengono richiamati anche altri aspetti cruciali che, a suo parere, meriterebbero ulteriore attenzione. Si parla dei dubbi sull’alibi di Andrea Sempio, mai indagato dalla pubblica accusa, dell’ipotesi iniziale di un incidente domestico, dell’interpretazione ambigua della telefonata fatta da Stasi dopo il ritrovamento del corpo, dell’assenza di tracce evidenti nella casa del delitto e del significato controverso dell’impronta rinvenuta sul dispenser del bagno. Secondo Vitelli, non si può escludere l’ipotesi che quella mattina, in casa Poggi, sia entrata una persona diversa dal fidanzato. Le sue dichiarazioni, pur non modificando l’esito giudiziario, riaprono con prepotenza un confronto necessario sul percorso che ha condotto alla condanna, mantenendo vivo il dibattito su un caso che, a distanza di anni, continua a generare profonde divisioni.