ULTIM’ORA – Si è dimesso, accuse pesantissime emerse dagli Epstein files | Il Paese adesso ne paga le conseguenze

I nuovi “Epstein files” svelano legami sconcertanti con la politica. Un capo di gabinetto si dimette, scatenando una crisi. Scopri i dettagli inquietanti.

ULTIM’ORA – Si è dimesso, accuse pesantissime emerse dagli Epstein files | Il Paese adesso ne paga le conseguenze

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I controversi “Epstein files” continuano a svelare una fitta rete di contatti che ha ripercussioni a livello globale.

Anche in Italia, il nome di Matteo Salvini è emerso in questo contesto, sebbene in modo indiretto e senza alcun collegamento diretto o penale con Jeffrey Epstein. Le citazioni riguardavano conversazioni tra Steve Bannon ed Epstein tra il 2018 e il 2019, dove Bannon menzionava Salvini come figura chiave per una potenziale rete di partiti sovranisti europei. È importante sottolineare che questi documenti non hanno mai evidenziato contatti personali, finanziamenti o rapporti diretti tra Salvini ed Epstein, con la Lega che ha prontamente smentito ogni coinvolgimento. Tuttavia, mentre si discute ancora della portata di queste menzioni, un nuovo e ben più grave sviluppo sta scuotendo profondamente gli equilibri politici nel Regno Unito, gettando un’ombra inquietante su uno dei governi più influenti d’Europa.

La dimissione eccellente e le sue ragioni

Il governo laburista britannico si trova al centro di una tempesta politica innescata da nuove rivelazioni legate ai famigerati ‘Epstein files’. Al culmine della crisi, Morgan McSweeney, il potente capo di gabinetto del primo ministro Keir Starmer e suo fidato consigliere, ha rassegnato le dimissioni. Un passo inaspettato che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla stabilità della leadership. Nella sua lettera di dimissioni, McSweeney si è assunto la piena responsabilità di aver approvato, nel 2024, la controversa nomina di Peter Mandelson – influente esponente del partito – come ambasciatore negli Stati Uniti. Una scelta che si è rivelata estremamente problematica. L’amicizia tra Mandelson e Jeffrey Epstein, condannato per abusi sessuali e poi suicidatosi in carcere, era già nota nel Regno Unito. Nonostante ciò, Starmer aveva proceduto con la nomina, salvo poi licenziare Mandelson lo scorso settembre, quando dettagli iniziali degli ‘Epstein files’ avevano rivelato la profondità dei loro rapporti. Le nuove pubblicazioni aggiungono però elementi potenzialmente molto più compromettenti: oltre a presunti pagamenti da decine di migliaia di dollari ricevuti da Epstein, si ipotizza che Mandelson possa aver condiviso con lui informazioni riservate legate alla propria attività politica. Questi sviluppi hanno trasformato la questione da un semplice imbarazzo politico a un vero e proprio scandalo.

Le ripercussioni sulla leadership di starmer

Le ripercussioni sulla leadership di starmer

Keir Starmer e le ripercussioni sulla sua leadership.

 

Le dimissioni di Morgan McSweeney hanno gettato la leadership di Keir Starmer in una difficoltà ancora maggiore. Già considerata traballante, la sua posizione è ora sotto attacco da diverse fazioni, comprese quelle interne al suo stesso partito. Molti parlamentari laburisti hanno criticato apertamente il primo ministro, accusandolo di aver agito con colpevole ritardo e di aver gestito la delicata questione in modo inadeguato. Queste critiche si sommano a un malcontento più generale sull’operato del governo e sulla direzione politica intrapresa. McSweeney era una figura chiave, considerato l’architetto del ‘ritorno al centro’ del Partito Laburista, una strategia che aveva permesso a Starmer di allontanarsi dalle posizioni più di sinistra e di conquistare una larga vittoria elettorale nel 2024. Il suo addio è stato interpretato da molti come un estremo tentativo di proteggere la leadership di Starmer dall’onda d’urto dello scandalo. Non è l’unico collaboratore stretto ad aver abbandonato la nave: negli ultimi tempi, anche il direttore della strategia politica, Paul Ovenden, e la responsabile della comunicazione, Steph Driver, figure particolarmente vicine a Starmer, hanno lasciato il governo, evidenziando una crescente fragilità ai vertici e una crisi di fiducia che minaccia di compromettere seriamente la stabilità politica britannica.