Cinema in lutto, un’altra leggenda di Napoli si spegne | Stiamo perdendo i più grandi
Il mondo dello spettacolo italiano piange la scomparsa di una figura iconica. Un’artista poliedrica, voce indimenticabile di Napoli, che ha segnato un’era con la sua arte.
All’alba di questa livida mattina, la vibrante e passionale “cantaNapoli” ha perso una delle sue voci più autentiche, un’artista che ha saputo incantare intere generazioni con la sua presenza scenica e il suo talento inconfondibile. La scomparsa, avvenuta a 87 anni, è stata causata da una grave insufficienza cardiaca, aggravata da complicanze renali e respiratorie, ponendo fine a un’esistenza dedicata interamente all’arte e alla cultura partenopea. Una notizia che si è diffusa rapidamente, lasciando un vuoto immenso in chi l’ha conosciuta e apprezzata.
Per decenni è stata un faro, un punto di riferimento, una diva popolare nel senso più nobile e verace del termine. La sua energia, il suo carisma e la sua straordinaria capacità di passare dalla musica al teatro, dal cinema alla sceneggiata, l’hanno resa una maestra di versatilità. La sua impronta è indelebile, un testamento artistico che continuerà a risuonare tra le strade della sua amata Napoli e oltre. La tristezza per la sua dipartita è palpabile, un velo di silenzio calato su un mondo che le deve tanto.
Un nome, una carriera tra musica e grande schermo
Il nome che risuona oggi in ogni angolo d’Italia è quello di Angela Luce, al secolo Angela Savino, l’attrice e cantante napoletana la cui carriera è stata un mosaico scintillante di successi e interpretazioni memorabili. Il suo percorso artistico prese il via giovanissima, a soli 14 anni, quando con la sua voce potente ed equilibrata debuttò alla Piedigrotta Bideri intonando “Zi Carmilì”. Fin da subito, Angela Luce dimostrò di possedere non solo un timbro vocale eccezionale, ma anche un phisique du role che preannunciava la grande attrice che sarebbe diventata.
La sua voce è indissolubilmente legata a “Bammenella”, un classico vivianeo che l’artista ha saputo rilanciare con maestria in diverse occasioni, prima in uno spettacolo di Patroni Griffi e poi, negli anni Duemila, al fianco del sassofono di Marco Zurzolo, reinterpretando la storia di quella prostituta sadomasochista con una forza emotiva unica. Questa performance catturò l’attenzione del regista John Turturro, che volle quel canto iconico nel suo film “Passione”, regalandole una scena in bianco e nero carica di intensità in un’opera altrimenti coloratissima. La sua filmografia è un elenco impressionante di collaborazioni con i più grandi maestri del cinema italiano: dal bacio con Totò nella scena delle condoglianze in “Signori si nasce” di Mario Mattoli, al “Decameron” di Pier Paolo Pasolini, fino a “L’amore molesto” di Mario Martone, ruolo che le valse il prestigioso David di Donatello, e “La seconda notte di nozze” di Pupi Avati. Un’artista capace di lasciare il segno in ogni ruolo, dalla commedia al dramma più profondo.

Oltre il palco: L’eredità di una diva
Nonostante la sua prolifica carriera cinematografica, la canzone è sempre rimasta il suo campo d’elezione e il suo grande amore. Nel 1975, Angela Luce conquistò un notevole terzo posto al Festival di Sanremo con il brano “Ipocrisia”, un pezzo melodrammatico perfettamente calibrato sulla sua capacità interpretativa, che rimase impresso nella memoria collettiva. La sua presenza scenica era magnetica, e questo la rese una protagonista indiscussa delle sceneggiate, spesso al fianco del suo partner privilegiato, il grande Mario Merola, con il quale condivise anche numerosi set cinematografici.
La lista dei giganti del cinema con cui ha lavorato è un vero e proprio pantheon: Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica, Renato Pozzetto, sono solo alcuni dei nomi che hanno incrociato il suo talento. Bella, solare, con un’anima profondamente legata alla cultura napoletana, ha cantato le poesie di Bovio e Di Giacomo, ha riscoperto e interpretato “‘O divorzio” e “La leggenda del lupino” con Roberto De Simone. Le sue collaborazioni si estendono al teatro con Eduardo De Filippo e suo fratello Peppino, con Nino Taranto, e alla televisione con Sandro Bolchi nello sceneggiato “Il cappello del prete”. La sua grandezza fu riconosciuta anche da Aligi Sassu, che la volle come modella per due sue opere, una intitolata proprio “Angela”. Con un orgoglio sincero, era solita ricordare il suo libretto di poesie: “Vedi dov’è arrivata una donna sola con la licenza della quinta elementare in tasca”, una testimonianza della sua forza d’animo e della sua resilienza. Angela Luce ci lascia un’eredità inestimabile, fatta di arte, passione e un amore sconfinato per la sua terra.