È morto, dopo giorni di agonia non c’è l’ha fatta | L’incidente in strada è stato troppo grave
Vincenzo Mazzone, 88enne di Foggia, muore dopo otto giorni di agonia. Travolto da un monopattino truccato, guidato da un 13enne. Dettagli sconvolgenti dall’incidente alle indagini.
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Era da poco uscito dalla casa della sorella, immerso nel ricordo della musica di Maria Callas che aveva ascoltato poche ore prima, e si stava recando alla chiesa di San Pio X per la messa. Un gesto quotidiano, una passeggiata che lo ha portato su via Michelangelo, dove il suo destino ha incrociato la velocità di un mezzo inaspettato.
Intorno alle 18:30, mentre attraversava la strada, Vincenzo è stato violentemente travolto da un monopattino elettrico che sfrecciava a velocità elevata. L’impatto con l’asfalto è stato devastante: un forte trauma cranico, la frattura del naso, ecchimosi diffuse e gravi fratture al midollo. Trasportato d’urgenza al Policlinico di Foggia in condizioni disperate, è stato sottoposto a un delicatissimo intervento neurochirurgico per contenere una vasta emorragia interna, per poi essere trasferito in Terapia Intensiva.
Nonostante la rapidità dei soccorsi e gli sforzi del personale medico, le ferite si sono rivelate troppo gravi. Dopo otto giorni di una straziante agonia, Vincenzo Mazzone si è spento alle 22 di un lunedì, lasciando la comunità foggiana e la sua famiglia, che appena quattro mesi prima aveva affrontato la perdita della moglie Maria, nello sconforto più profondo.
L’ombra del monopattino truccato e le indagini
L’ombra del monopattino truccato al centro delle indagini della polizia.
Sul monopattino che ha spezzato la vita di Vincenzo Mazzone c’erano due minorenni. Il conducente, un ragazzo di appena 13 anni, ha riportato ferite ed è stato tenuto sotto osservazione. L’altro giovane, invece, si è dileguato subito dopo l’incidente. Particolare che ha destato sconcerto è stata la totale mancanza di contatto tra i genitori del tredicenne e la famiglia dell’88enne, nonostante entrambi fossero stati per qualche ora nello stesso ospedale.
Le indagini sul caso sono state avviate dalla Procura dei Minori di Bari, su spinta della denuncia presentata dalle figlie della vittima, assistite dall’avvocato Marco Scillitani. Il mezzo coinvolto, un monopattino modello Kukirin G2 Master, è stato prontamente sequestrato dal GIP. La decisione è stata motivata dal «pericolo che la libera disponibilità del monopattino possa agevolare la commissione di altri reati da parte dell’indagato», sottolineando la serietà delle circostanze.
Un aspetto agghiacciante emerso dalle testimonianze riguarda il comportamento di alcune persone dopo l’impatto: invece di prestare soccorso, avrebbero scattato foto all’uomo a terra, già privo di conoscenza, immagini poi diffuse sui social e nelle chat. Inoltre, è stato segnalato che nessuno dei soccorritori del 118 avrebbe allertato le forze dell’ordine, rendendo ancora più complessa la ricostruzione iniziale. La verità sull’accaduto è stata possibile solo grazie alle telecamere di sorveglianza e alle testimonianze raccolte.
Sicurezza e legislazione: il problema dei monopattini modificati
Monopattini modificati: sicurezza stradale a rischio, nuove sfide legislative.
L’incidente di Foggia riaccende i riflettori su un problema crescente: quello dei monopattini elettrici modificati. Attualmente, il limite di velocità per questi mezzi è fissato a 20 chilometri orari. Tuttavia, le testimonianze raccolte suggeriscono che il monopattino che ha travolto Mazzone viaggiasse a una velocità ben superiore, presumibilmente a causa di modifiche illegali. La Questura di Foggia, appena quattro giorni dopo il tragico evento, ha intensificato i controlli per contrastare l’uso «indisciplinato» di bici e monopattini elettrici, identificando 123 persone e sanzionando 16 conducenti.
La questione delle modifiche non è un mistero per molti. Sui social network, non è raro imbattersi in pubblicità di negozi specializzati, anche a Foggia, che offrono tranquillamente servizi di potenziamento per questi veicoli, permettendo loro di raggiungere velocità di 40 chilometri orari o più. Questa pratica, oltre a essere illegale, rappresenta un serio pericolo per l’incolumità pubblica, trasformando mezzi pensati per la mobilità urbana in potenziali armi.
L’episodio di Vincenzo Mazzone non è solo una cronaca di un tragico incidente, ma un campanello d’allarme per l’intera società. Solleva interrogativi urgenti sulla responsabilità dei genitori, sulla legislazione riguardante i monopattini elettrici e sulla necessità di una maggiore consapevolezza e controlli più stringenti per garantire la sicurezza di tutti gli utenti della strada, specialmente i più vulnerabili come gli anziani.