Domenico Caliendo, esce il video in sala operatoria: ecco che cosa hanno fatto al cuore | Omicidio colposo

Un’infermiera rivela dettagli cruciali sulla morte di Domenico Caliendo al Monaldi. Un cellulare sequestrato potrebbe contenere video che svelano un ritardo nell’arrivo del cuore. Indagini in corso.

Domenico Caliendo, esce il video in sala operatoria: ecco che cosa hanno fatto al cuore | Omicidio colposo

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Una svolta inaspettata scuote le fondamenta dell’Ospedale Monaldi di Napoli, riaprendo il delicato caso della morte del piccolo Domenico Caliendo.

La Procura di Napoli ha messo sotto sequestro il telefono cellulare di un’infermiera che operava in sala, una mossa investigativa che potrebbe rivelare dettagli cruciali e, forse, riscrivere la cronologia di quei tragici momenti.

L’attenzione degli inquirenti si è focalizzata sulle dichiarazioni di questa operatrice sanitaria, la quale ha fornito una testimonianza che contrasta apertamente con la versione ufficiale finora sostenuta. Il dispositivo mobile, in fase di copia forense, è sospettato di contenere video e foto realizzati durante l’intervento. Immagini che, se recuperate, potrebbero offrire una registrazione oggettiva e inoppugnabile degli orari precisi di ogni fase dell’operazione, dalla preparazione del ricevente all’arrivo e all’impianto dell’organo.

Questa nuova pista getta una luce diversa sull’intera vicenda, suggerendo la possibilità di errori di coordinamento o tempistiche non rispettate, che potrebbero aver avuto un ruolo fatale nell’esito del trapianto. Il destino di sette indagati, tra cui il noto cardiochirurgo Guido Oppido, sembra ora più incerto che mai, in attesa che la tecnologia sveli la verità celata nella memoria di un semplice smartphone.

La testimonianza cruciale: un cuore in ritardo

La testimonianza cruciale: un cuore in ritardo

La testimonianza cruciale svela il dramma di un cuore in ritardo.

 

Il punto di rottura nell’indagine, che vede già coinvolti sette professionisti della sanità, è emerso dalle risposte fornite dall’infermiera al pubblico ministero. Interrogata su quanto accaduto dopo il “clampaggio” – l’interruzione della circolazione sanguigna al cuore del paziente – la donna ha dichiarato: «Circa dieci minuti dopo il cuore è arrivato in sala operatoria all’interno del contenitore chiuso. Non vidi quando fu avviata la cardiectomia. Ma sono certa di questo lasso di tempo perché la mia collega G.F. era in trepidante attesa per fare un video con il telefono cellulare del cuore nuovo, e quindi avevano sott’occhio l’orario».

Questa dichiarazione è esplosiva poiché suggerisce una disconnessione temporale significativa tra il momento in cui il cuore “vecchio” di Domenico era stato rimosso e l’effettivo arrivo dell’organo da trapiantare. La testimone ha anche specificato che il box contenente il cuore, giunto da Bolzano, sarebbe stato aperto solo diversi minuti dopo il suo ingresso in sala. In quel frangente, l’equipe avrebbe constatato che il torace di Domenico era già “vuoto”, evidenziando una potenziale grave anomalia nel protocollo.

L’infermiera ha ribadito con fermezza: «Posso affermare che Oppido stava ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era stato ancora aperto. Nella mia esperienza posso affermare che era la prima volta che vedevo un torace “vuoto”». Questa affermazione mette seriamente in discussione la sincronizzazione delle fasi cruciali dell’intervento, sollevando interrogativi sul coordinamento e sulla gestione dell’operazione.

Le cartelle modificate e l’ombra dell’omicidio colposo

Le cartelle modificate e l'ombra dell'omicidio colposo

L’ombra dell’omicidio colposo sulle cartelle cliniche modificate.

 

Le rivelazioni dell’infermiera alimentano ulteriormente il sospetto della Procura e del NAS (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità), che da tempo ipotizzano una manipolazione della cartella clinica del piccolo Domenico. Secondo l’accusa, le registrazioni sarebbero state alterate per nascondere un errore di sincronizzazione, facendo apparire come contemporanee procedure che, in realtà, sarebbero state eseguite con tempistiche non conformi alle linee guida.

In particolare, i magistrati ritengono che l’avvio della circolazione extracorporea e l’incanalamento dell’aorta siano stati anticipati rispetto all’arrivo effettivo del cuore nuovo. Questo presunto tentativo di coprire un’irregolarità temporale ha condotto all’incriminazione di sette persone, tra cui il cardiochirurgo Guido Oppido e la dottoressa Emma Bergonzoni, che dovranno rispondere delle accuse di omicidio colposo e falso.

L’indagine prosegue con l’obiettivo di chiarire ogni aspetto di questa complessa vicenda, per determinare se la morte di Domenico Caliendo sia stata il tragico esito di una serie di circostanze sfortunate o, come suggeriscono le ultime scoperte, la conseguenza di negligenze e tentativi di insabbiamento. Il 31 marzo è prevista l’interrogazione di Oppido e Bergonzoni, un momento cruciale che potrebbe portare a ulteriori sviluppi in uno dei casi più controversi della cronaca sanitaria italiana.