Domenico Caliendo, il video svela un dettaglio sugli ultimi minuti, hanno mentito finora | Nuova ricostruzione ancora più agghiacciante
Un video mai visto e un rapporto della Polstrada svelano nuovi dettagli sulla morte di Domenico Caliendo. Tempi e testimonianze non tornano, cosa è successo davvero?
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Dopo oltre sessanta giorni di lotta in terapia intensiva, il bambino è deceduto a seguito di un trapianto di cuore che avrebbe dovuto salvargli la vita, ma che si è trasformato in un calvario. Al centro dell’indagine della procura partenopea, che procede per omicidio colposo con sette indagati, vi è una finestra temporale di dodici, massimo sedici minuti, considerata cruciale e ancora avvolta nel mistero. Questi attimi, trascorsi in sala operatoria, sono al vaglio degli inquirenti per comprendere appieno cosa sia accaduto.
A distanza di un mese dai commossi funerali, i genitori di Domenico, Patrizia Mercolino e Antonio, continuano a chiedere giustizia, portando avanti un messaggio di amore e speranza nonostante il dolore indicibile. La procura di Napoli, nel frattempo, ha acquisito nuovi e significativi dettagli che potrebbero fornire una svolta all’inchiesta, gettando luce su aspetti finora non del tutto chiariti.
I nuovi elementi: un video cruciale e i verbali della polstrada
I nuovi elementi: il video cruciale e i verbali della Polstrada.
Tra i documenti che arricchiscono il fascicolo dell’inchiesta vi è una relazione di servizio della Polizia Stradale. Risalente al 23 dicembre dello scorso anno, giorno dell’operazione di Domenico, il verbale dettaglia la scorta offerta all’équipe medica del Monaldi, guidata dalla dottoressa Gabriella Farina, durante il trasporto del cuore donato da Moritz Gerstl. Il viaggio dall’aeroporto di Capodichino al Monaldi, seppur breve, fu ritenuto a rischio di ingorghi, rendendo necessaria l’assistenza per garantire la massima rapidità. Questo resoconto, ora agli atti, mira a fugare dubbi sulla logistica del trasporto.
Ancora più significativo è un video, registrato tramite cellulare da una perfusionista, che ritrae scene in sala operatoria mentre il cuore donato era in viaggio. Dalle testimonianze emerse, il primario Guido Oppido avrebbe clampato (cioè rimosso) il cuore malato di Domenico alle ore 14:18. Tuttavia, i frame del video mostrerebbero il cuore di Domenico ancora pulsante sul tavolo operatorio alle ore 14:34, accanto al contenitore del cuore donato. Questa discrepanza temporale di ben sedici minuti tra la dichiarazione ufficiale e quanto ripreso dal video rappresenta un punto interrogativo fondamentale per l’indagine, suggerendo possibili anomalie nella sequenza degli eventi.
Il mistero del blocco di ghiaccio e le accuse di falso
Il blocco di ghiaccio: un mistero avvolto da gravi accuse di falso.
Il video e le tempistiche discordanti trovano un’ulteriore risonanza con quanto riferito dal caposala Francesco Farinaceo. Quest’ultimo, presente in sala operatoria, ha parlato di una «situazione di panico» creatasi al momento dell’apertura del box contenente l’organo da trapiantare. La causa? Un «blocco di ghiaccio» che si era formato attorno al cuore donato, indicando un problema nella sua conservazione e, presumibilmente, un danno irreversibile all’organo. Questo dettaglio è cruciale per comprendere le difficoltà affrontate dall’équipe medica e la ragione per cui l’intervento si protrasse fino alle 21:30, ben oltre le previsioni.
La procura ha mosso anche l’accusa di falso nei confronti del primario Guido Oppido e della sua vice, Emma Bergonzoni, in relazione a presunte modifiche degli orari di arrivo del cuore da Bolzano. Per questa grave accusa, il pm Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci hanno richiesto la misura interdittiva della professione per entrambi i medici. La decisione del gip Mariano Sorrentino è attesa nei prossimi giorni, e potrebbe avere ripercussioni significative sulla loro carriera e sull’esito dell’intera inchiesta, cercando di fare piena luce su ogni minuto di quella fatale operazione.