Mamma e figlia avvelenate, la confessione del medico: quello che ha visto lo ha scioccato | Rivelazione dolorosa
Madre e figlia avvelenate a Campobasso. Il medico che le ha soccorse rivela dettagli scioccanti sui tentativi di rianimazione. Un caso misterioso.
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Le due donne sono decedute a distanza di poche ore tra il 27 e il 28 dicembre 2025, in circostanze che hanno immediatamente sollevato un’allarmante ipotesi: un avvelenamento da ricina. Questa sostanza, estratta dai semi della pianta del ricino, è nota per la sua elevatissima tossicità e la rapidità d’azione, rendendo il caso particolarmente complesso e inquietante. La procura di Larino ha aperto un fascicolo per duplice omicidio volontario, avviando un’indagine a tappeto per fare luce su questa drammatica vicenda che ha lasciato senza parole l’intera regione. Le prime cure prestate alle vittime hanno evidenziato un quadro clinico atipico, che ha lasciato perplessi anche i professionisti più esperti.
Le indagini: interrogatori e il veleno misterioso
Interrogatori e veleno: la difficile caccia alla verità.
Le indagini proseguono senza sosta, con gli inquirenti della Squadra Mobile di Campobasso che concentrano i loro sforzi sulla ricostruzione degli ultimi giorni di vita di madre e figlia. Giornate intense di interrogatori hanno visto coinvolti i familiari più stretti, tra cui Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e l’altra figlia, Alice, di 19 anni. Entrambi sono stati ascoltati per ore, cercando di trovare elementi utili a comprendere cosa possa essere accaduto. L’attenzione degli investigatori si è focalizzata in particolare sui pasti consumati in famiglia a ridosso del Natale, il 23 e 24 dicembre, presso l’abitazione dei nonni. Si ipotizza che l’avvelenamento possa essere avvenuto proprio in quelle ore. Inoltre, gli inquirenti stanno esaminando la provenienza di alcuni regali natalizi ricevuti da Di Vita, ex sindaco, e stanno cercando di tracciare ogni possibile indizio sull’origine della ricina. Al momento, l’inchiesta non ha ancora portato all’individuazione di sospettati, ma l’impegno è massimo per svelare l’arcano dietro queste morti inspiegabili.
La rivelazione del medico: “Il cuore non reagiva”
La drammatica rivelazione medica: il cuore non reagiva.
Uno degli aspetti più sconcertanti della vicenda emerge dal racconto del dottor Vincenzo Cuzzone, primario della Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso. Fu lui uno dei primi medici a tentare disperatamente di salvare la giovane Sara Di Vita. Ai microfoni, il dottor Cuzzone ha espresso il suo profondo turbamento per quanto osservato. Ha descritto una situazione clinica estremamente rara: il cuore della ragazza, nonostante ogni tentativo di rianimazione, appariva “fermo” e completamente refrattario alle manovre. Un’anomalia che ha subito allertato il team medico. Con la madre, Antonella, ricoverata il giorno successivo, la situazione non fu meno drammatica. Anche in questo caso, pur avendo più tempo a disposizione per intervenire e tentando persino una depurazione renale, l’esito fu fatale. Il dottor Cuzzone ha sottolineato come la ricina, per le sue specifiche caratteristiche e modalità d’azione, sia purtroppo “compatibile” con gli inspiegabili e rapidi decessi osservati e con la sorprendente assenza di reazione cardiaca alle terapie. La sua testimonianza getta una luce inquietante sulla natura di questa doppia tragedia.